Centro San Rocco - Interventi

I giovani… l’altra faccia degli adulti
Data pubblicazione : 14/06/2018
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Apparentemente lontani, disinteressati e persino in antitesi, ma pur sempre alla ricerca di un punto di riferimento stabile. Riflessione di Michela Luciani

Scrivere un articolo sui giovani è una sfida grande e bella perché permette di fare sintesi alle tante esperienze che come educatore di giovani ed adolescenti ho condiviso in diversi anni di servizio associativo ecclesiale.

Quando sei giovane hai tutta la vita davanti e nulla sembra scontato, il tempo è impiegato al massimo, con mille attività e cose da fare, ma con una costante: avere tanti amici, essere accolto il più possibile da chi incontro a scuola, nella società sportiva cui appartengo o nella palestra in cui mi alleno, in pizzeria, persino in parrocchia.

Ogni luogo deve confermarmi che esisto e che sono importante per tutti, oltre i miei genitori che nella maggior parte dei casi darebbero la vita per me anche se hanno uno strano modo di dimostrarmelo.

Noi adulti raccontiamo ai giovani che Dio è un padre amorevole che ha mandato il figlio Gesù per salvare la nostra vita e renderla meravigliosa.

Lo raccontiamo sperando ci credano perché siamo i loro educatori, ma quanto lo hanno visto riflesso nei nostri occhi e nelle nostre vite?

Ecco che un primo rapporto che adolescenti e giovani hanno con la sfera interiore deriva dalle persone che li accompagnano nella vita e dagli stimoli che fin da piccoli hanno ricevuto dal mondo che li circonda: rifuggono dalla presenza dei più grandi ma li osservano in ogni azione e pensiero in una tensione continua di capire, dapprima solo con la testa, come si distingua il bene dal male.

Ad un primo sguardo un adolescente o un giovane ci appare distratto da qualsiasi cosa, bisognoso del gruppo che a volte è un branco per far sì che ciascuno abbia un ruolo, vero o costruito che sia, affinchè gli altri lo riconoscano e lui possa sentirsi a suo agio e non dover ogni giorno dimostrare qualcosa di nuovo o di diverso.

Come adulti facciamo fatica ad intercettarli e a stare loro accanto: sembrano disinteressati a tutto e per nulla desiderosi di crescere, di scoprire, di conoscere e realizzare cose nuove.

Uno sguardo frettoloso direi: diverso è quando si cammina insieme e si condividono pezzi di quotidianità.

Ci accompagnano giovani in ricerca, persone che chiedono ai più grandi comprensione, pazienza e coraggio di stare anche quando nulla sembra passare.

Sono consapevoli di non essere stabili e sicuri, è questo che chiedono ai più maturi!

Proprio quando sembra che si accostino ad una esperienza di fede in maniera abitudinaria e distratta, ti sorprendono e li ritrovi in silenzio a cercare di capire pagine di Parola che non conoscono.

Hanno reminiscenze di catechismo sacramentale a cui accostano risposte ben confezionate ma poi il binomio Parola-vita li impegna molto, qualcuno tende a mollare, altri si sforzano di controbattere su tutto e riportare alla testa ciò che il cuore non è ancora pronto ad accettare…..altri hanno ingaggiato la lotta e sanno che la testa e il cuore possono essere accordati ed è questa la sfida di crescere.

La sfera interiore li spaventa e li mette in discussione ogni volta che affrontano una scelta importante e cruciale della vita, come la scuola superiore o l’università, tappe fondamentali che aprono un futuro incerto: la paura di deludere gli altri con una scelta non appropriata alle proprie inclinazioni li mette sotto pressione e genera ansia.

L’insicurezza di un’età in cui tutto cambia li spinge a smettere di credere in quello che sentono e nel tentare di imitare quello che sceglie e fa l’amico del cuore, così magari sarà bene anche per lui o per lei.

E in questa fatica del progetto a lungo termine diventa difficile considerare vivo e vicino Colui che nessuno in epoca moderna ha mai visto come si può incontrare un amico; Colui di cui tutti nel bene e nel male hanno qualcosa da dire; Colui che si incarna ogni giorno in qualsiasi altare ma a me che ho 16 o 20 anni non è mai apparso né mi ha mai fatto una telefonata!

La fatica di credere in qualcosa che non mi dà sicurezza e che neanche gli adulti riescono a spiegare in maniera tangibile.

 

Nella fase di ascolto dei giovani in vista del Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre è stato attivato un sito nazionale in cui viene chiesto ai giovani dai 16 ai 29 anni di partecipare ad una intervista su alcune parole con una serie di domande; i risultati, ancora parziali (http://www.velodicoio.it/risultati/), ci raccontano di persone ottimiste verso il futuro, per il quale sarebbero disposti a soffrire, ma verso il quale hanno bisogno di certezze.

In tutto questo vogliono realizzare i loro sogni e il cammino che si apprestano a compiere o su cui sono già avviati è sostenuto dalla ricerca di senso della propria vita che non trascura la tendenza a mettere insieme il progetto personale con quello di Dio.

Giovani in ricerca dunque, apparentemente imperscrutabili ma con un mondo interiore che grida di desiderio, di passione, di capacità di interrogarsi.

Un mondo che chiede di essere accompagnato anche se non compreso fino in fondo perché loro stessi sono un po’ confusi, con la necessità  di fermarsi a fare il punto della situazione ogni tanto dopo aver corso e rincorso le situazioni della vita.

Spaventati dalla solitudine di una comunità quasi assente, accanto a loro vorrebbero la famiglia e gli amici di una vita, da cui imparare e a cui chiedere coerenza e verità.

 

Ecco che allora il rapporto che un giovane del nostro tempo ha con la Chiesa coincide con gli adulti che in essa lo hanno incontrato e accompagnato nel suo costante cammino di ricerca.

 

Sono sinceramente grata alla Chiesa per questo Sinodo in cui dice ai giovani, spero con forza e convinzione, “sii protagonista della tua vita ed aiutami a farti vedere Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio vivente”.

 

Michela Luciani

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