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Riceviamo e pubblichiamo

Dall'Anno dell'Iniziazione Cristiana all'Anno della Famiglia porta della Fede

Dall'Anno dell'Iniziazione Cristiana all'Anno della Famiglia porta della FedeRiflessione del catechista Vincenzo Turtù

Da tempo, in ogni occasione, (opportuna e … inopportuna secondo alcuni!!) torno a chiedere che si arrivi finalmente ad un completamento unitario dell’iniziazione cristiana, per quanti hanno ricevuto il Battesimo da piccoli...   Nel 1996 a tal proposito scrissi una lettera a “Famiglia Cristiana” che mi fece rispondere privatamente dal liturgista, ora scomparso, P. Rinaldo Falsini. Questo scrivevo:

   “Sono un catechista e vorrei poter capire perché al chiarimento che è stato fatto a livello teorico sui tre sacramenti dell’iniziazione cristiana, in particolare della Cresima, non ha fatto seguito un logico, conseguente cambiamento dei tempi e modi della loro celebrazione. Perché mentre è ormai acquisito che la Cresima è sacramento di “iniziazione” che “i fedeli sono obbligati a ricevere tempestivamente (cf Catechismo della Chiesa cattolica, 1306), si continua a ritardarne il conferimento come se fosse sempre essenzialmente sacramento della ”maturità cristiana”? E soprattutto perché, nonostante risulti “evidente che la Confermazione si colloca in successione al Battesimo” (o.c. 1298), del quale è completamento, si continua tranquillamente ad anteporgli la Prima Comunione? C’è una seria giustificazione teologica al persistere di questa anticipazione, o ci sono solo ragioni di “opportunità” pastorale? Non sarebbe auspicabile un’unica celebrazione di “completamento dell’iniziazione cristiana”, presieduta dal Vescovo o da chi per lui, nella quale coloro che sono stati battezzati da bambini vengono conformati a Cristo mediante la Cresima, potendo partecipare subito, legittimamente, al banchetto eucaristico, con la Prima Comunione? Mi sembra che celebrando insieme Cresima e Prima Comunione, oltre a conferire i due sacramenti nella loro giusta successione, si esprimerebbe in modo significativo la tanto proclamata “unitarietà” dell’iniziazione cristiana. Questo senza stare poi a dire di altre positive conseguenze, per un effettivo rinnovamento della catechesi (potendo eliminare tante confusioni tra catechesi mistagogica, catechesi per i sacramenti, catechesi per la vita), e per porre un segno concreto di buona volontà ecumenica (specialmente verso i fratelli ortodossi).

 P. Falsini, come promesso nella risposta privata, pubblicò questa mia lettera sul “mensile per operatori di pastorale, Vita Pastorale” (n.6/1996 pp. 10-11) in risposta a questa lettera che un frate di S. Arcangelo di Romagna, frate Crispino Casezi, gli aveva scritto come reazione ad un precedente suo articolo: “Vorrei suggerire a padre Rinaldo Falsini – scriveva frate Crispino - che prima di proporre quel cambiamento da lui giudicato “inderogabile” (VP 5/’96, pp. 42-44) abbia la preoccupazione, nella sua ben nota saggezza, di consultare tutti i parroci e gli operatori pastorali d’Italia e del mondo. Non ci sia cambiamento se la grande maggioranza non lo vuole. Nella mia piccola evangelizzazione in molte parti d’Italia odo i parroci che all’unanimità mi ripetono che le feste della Prima Confessione (che si celebra già in diverse diocesi), della Prima Comunione e della Cresima sono occasioni estremamente importanti per prolungare di alcuni anni l’istruzione religiosa dei fanciulli e sovente anche dei genitori. Sono circostanze in cui molti genitori si accostano ai Sacramenti dopo diversi anni di assenza dalla Santa Messa e dalle altre pratiche religiose. Sono feste fruttuose come una Missione. E’ pastoralmente molto dannoso fare una “ammucchiata” dei suddetti sacramenti. Io proporrei di celebrare quattro feste, preparate con una catechesi adatta ai ragazzi. 1)Festa della prima partecipazione solenne e consapevole alla Santa Messa (a 7 anni); 2)Festa della Prima Confessione (a 8 anni); 3)Festa della Prima Comunione, cercando di spiegare bene ai fanciulli l’importanza della Messa e della Comunione, che è la più grande partecipazione al sacrificio dell’altare; 4)Festa della Cresima.   Sì, c’è “una mentalità da correggere”, ma va corretta con una vera “nuova evangelizzazione”. (frate Crispino Casezi). Risponde padre Rinaldo Falsini (sulla rubrica “ci scrivono” di VP 6/’96 pp.10-11) Incredulità e sconforto sono i due sentimenti che ho provato leggendo la prima lettera (quella di frate Crispino). Incredulità perché mi è sembrato uno scherzo di cattivo gusto, una parodia del mio intervento: io affossatore della “Prima Comunione” e difensore della “ammucchiata” dei sacramenti; mentre frate Crispino, promotore di ben quattro “feste” per fanciulli all’insegna di quattro riti sacramentali (uno per la Messa e uno per la Comunione) strumentalizzati per la catechesi, e promotore, in caso di cambiamento, di un referendum mondiale tra i parroci. Sconforto perché mi sono accorto che la proposta di frate Crispino, fantasiosa e irriverente, aveva tutta l’aria di una cosa “seria”(si fa per dire), convalidata da una “piccola evangelizzazione itinerante in molte parti d’Italia”. Non è tanto l’incomprensione o la rimozione del mio articolo - discutibile fin che si vuole, come tutti gli articoli non dogmatici, ma innegabilmente fondato e motivato - quanto la totale ignoranza voluta o meno delle scelte compiute dalla Chiesa dal Concilio fino ad oggi. Trent’anni inesistenti. Da qui due ipotesi e rispettivi suggerimenti (rivolti con molto rispetto): se frate Crispino è religioso fratello, gli consiglio di non scrivere su questi problemi, almeno non prima di aver riveduto la sua formazione catechistica, ricorrendo, appunto, ai nuovi Catechismi della Cei; se invece è religioso sacerdote, non sarà più urgente e opportuno un supplemento di studio (lasciando stare per un po’ l’evangelizzazione diretta), per inserirsi nel cammino conciliare della Chiesa? A riprova di questo c’è la lettera del catechista Vincenzo Turtù, un laico, che ha compreso la novità conciliare sull’ unità dei tre sacramenti meglio di tanti pastori, piccoli e grandi. Pubblichiamo la lettera di Vincenzo senza commento, ma associandoci pienamente al suo contenuto che rispecchia quanto da anni stiamo scrivendo su questa rivista … “.

        Due anni dopo, ci fu un “promettente” Convegno di studio su “La Confermazione, il dono dello Spirito per la vita della Chiesa”, promosso dall’Istituto Teologico Marchigiano, svoltosi nei giorni 21 e 22 aprile a Fermo e ad Ancona. Al termine dell’articolo con cui ndg riportò l’evento sull’allora “Foglio di Collegamento Pastorale della nostra Diocesi “ (FCP – nn. 9/10 – 15 maggio 1998 pp. 21-22) fu anche riportata questa notizia: “Proprio nei giorni del nostro Convegno venivano divulgate le decisioni del Sinodo di Alessandria (Vescovo: mons. Charriere) che sul nostro argomento fissano di “celebrare insieme la Confermazione e la Prima Eucaristia, attorno agli 11 anni. … In tal modo non solo si ricupererebbe l’ordine originario dei sacramenti e, in parte, la loro originaria unità, ma si libererebbe anche la messa di Prima Comunione da quel contesto mondano e infantilizzato che oggi caratterizza purtroppo questa celebrazione” (cfr. Settimana, n.15 del 19/04/’98).  Fiducioso che anche la nostra Diocesi potesse muoversi in questa direzione scrissi anche all’allora Vicario Generale, il compianto mons. Giuseppe Trastulli, che era già intervenuto sulla prassi della “cosiddetta prima Comunione”… La mia lettera a don Peppe, nella quale facevo anche riferimento a quanto aveva scritto p. Falsini su VP, fu pubblicata sul “FCP” n.20 del 31 0ttobre 1998 (pag.36). …

       Dal recente “rilevamento diocesano sulla prassi di Iniziazione cristiana” (curato da don Giovanni Cognigni) è dato sapere che anche alcune parrocchie di Fermo, “San Domenico”, “Santa Lucia” e “Santa Maria a Mare” hanno proposto una celebrazione unitaria del completamento dell’Iniziazione cristiana, mentre una quarta, “Sant’Antonio di Padova” lo prevede possibile, in prospettiva … 

   Cercando in internet, si può scoprire (anche se a fatica, come cambiamenti da non pubblicizzare più di tanto!!) che altre Diocesi (Milano con il card. Tettamanzi, Brescia, Como …) stanno facendo scelte volte ad un “completamento unitario e tempestivo” dell’Iniziazione cristiana. La maggior parte dei parroci a cui faccio presente questa cosa, mi dicono che ho ragione, ma che non se la sentono di avviare un simile cambiamento, che sembra essere ancora scoraggiato per le solite motivazioni di “opportunità pastorale” !!! Ma è davvero opportuno continuare a spostare sempre più in avanti l’età del conferimento della Cresima, per prolungare una catechesi che, percepita per lo più, come “dazio” da pagare per ottenere la Cresima, rischia di lasciare poche tracce nel tempo del “sospirato” abbandono, che magari, se “concesso in anticipo” potrebbe addirittura invogliare a vivere almeno l’essenziale della vita cristiana,”L’Eucaristia domenicale”, con possibili offerte di “accompagnamento” del “cammino mistagogico permanente” che tutti siamo chiamati a continuare, con forme e modi che lo Spirito già suggerisce, anche attraverso, associazioni, movimenti o gruppi ecclesiali che ognuno ritiene più opportuni e adatti per le varie età della vita ???

 All’inizio dell’anno dedicato alla “famiglia porta della fede” , poi, ritengo che si possa aggiungere una ulteriore motivazione per un “completamento unitario” dell’ Iniziazione cristiana , che, per quanto prosaica e “terra terra”, può comunque risultare quanto mai opportuna e segno di “attenzione concreta” verso le famiglie, in questo tempo di forte crisi economica: - l’opportunità di un notevole risparmio per le famiglie, che altrimenti fanno comunque di tutto, anche a costo di indebitamento, per non far mancare ai propri figli due feste, che non li faccia sentire da meno degli amici, per non parlare del rischio di contrasti e litigi tra genitori e figli e tra gli stessi genitori …   A questo proposito parlo anche per esperienza diretta in quanto mia figlia, che ha iniziato la quarta elementare, al termine di quest’anno scolastico e pastorale “deve” fare la prima Comunione!! E come posso pensare, mi si dice giustamente in famiglia, di non farle fare da sola,“qualcosa” che la farebbe sentire “diversa” dai suoi compagni di scuola e di catechismo??)

   Non sarebbe ora che i nostri parroci e l’intera nostra Diocesi, a 50 anni dal Concilio, nell’anno dedicato alla “famiglia, porta della fede” oltre alle solite ragioni di “opportunità pastorali” prendessero in seria considerazione anche queste altre motivazioni di “opportunità” che, benché meno “nobili”, tuttavia si accordano maggiormente con i fondamenti dottrinali di questi Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana?

      E debbo anche dire che la maggior parte dei laici (anche catechisti!!) a cui faccio presente la necessità di questo cambiamento, in genere obiettano:- “ Ma è bene che si faccia la Cresima più tardi in modo che si possa “confermare” consapevolmente il Battesimo ricevuto da piccoli!!! Al che io non posso non rispondere: - “Allora chi riceve il Battesimo da adulto, non ha bisogno di fare la Cresima?? … E da qui nasce tutto un conseguente discorso che non è il caso ora riporti qui, anche perché facilmente immaginabile con quanto scritto finora …

      In “fiduciosa attesa”, anche se con quella “pazienza”, raccomandatami a suo tempo da padre Rinaldo Falsini, ormai in via di esaurimento (!!), ringrazio dell’attenzione, continuando a pregare il Signore perché tante paure e resistenze siano finalmente vinte dalla luce del suo Santo Spirito.

 

Vincenzo Turtù, “Unità Pastorale San Crispino” Porto Sant’Elpidio

Commenti dei lettori
3 commenti presenti
  • Ramona Pizzuti

    14-10-2012 18:12 - #3
    Condivido e appoggio in pieno questa proposta molto saggia e intelligente!
  • Sabrina Pacini

    08-10-2012 18:58 - #2
    Mi permetto di dare il mio modesto parere su questa riflessione... Pongo subito una domanda: a 14 anni, età in cui si riceve il sacramento della Cresima nella mia parrocchia, si è maturi e consapevoli di confermare la propria Fede? Io non credo... E poi, come si può addurre, a conferma di voler celebrare le due Feste separatamente (per evitare “ammucchiate”- che termine infelice …), la ragione di far tornare “all’ovile” genitori e ragazzi che non hanno più frequentato la Chiesa dai tempi della Prima Comunione? Assurdo! Credere nel Signore e praticare la Fede è un atto spontaneo, che viene dal profondo … quale valore avrebbe se lo si “imponesse” ai fini di ricevere un Sacramento? Se abbiamo scelto di battezzare i nostri figli, se abbiamo voluto per loro il sacramento dell’Eucarestia, come potremmo non volere anche la Confermazione della Fede? E allora perché non celebrare i due sacramenti in un unico momento? Personalmente, conosco famiglie che hanno deciso di non far fare la Cresima ai propri figli per questioni economiche … Perché, ahimé, è opportuno festeggiare come tutti, per evitare l’emarginazione dei nostri figli. Potrebbe sembrare venale e so che Comunione e Cresima sono ben altro … ma si vive anche in un contesto socio-culturale e bisogna “adeguarsi” almeno un po’…. È così, credetemi! I miei figli, ormai grandi, hanno ricevuto i due sacramenti separatamente, ma sarebbe stato più bello e coinvolgente che li avessero ricevuti in un’unica, grande Festa del Signore! Sabrina
  • Vincenzo Turtù

    02-10-2012 11:02 - #1
    A seguito della “riflessione” condivisa voglio fare una PROPOSTA CONCRETA AL VESCOVO E A TUTTI I PARROCI: IN QUEST’ANNO DELLA FEDE ( a 50 anni dal Concilio!!) NON SI FACCIA NESSUNA FESTA DI PRIMA COMUNIONE, MA SOLO CELEBRAZIONI DI “CONFERMAZIONE” PER QUANTI HANNO GIA’ FATTO LA PRIMA COMUNIONE!! ( O “celebrazioni unitarie” in quelle parrocchie che hanno già deciso di fare Cresima e Prima Comunione insieme!!!). Questo e il prossimo anno si preparino i ragazzi che quest’anno avrebbero dovuto fare la prima Comunione, a ricevere, l’anno seguente, il sacramento della Cresima, potendo così partecipare pienamente all’Eucaristia nella stessa Celebrazione!! La mia non vuole essere per nulla una provocazione, ma una richiesta molto seria, sufficientemente motivata, mi sembra, da quanto riportato nella mia “riflessione”! E visti (cfr. "Il rilevamento diocesano sulla prassi dell’IC", curato da don Giovanni Cognigni) i tanti modi diversi delle Parrocchie della Diocesi, di portare i Battezzati a completare l’Iniziazione Cristiana, sarebbe anche un segno forte di unità ( o, meglio, di “comunione” vissuta), che oggi è tanto vistosamente mancante, con sconcerto e disorientamento in diverse famiglie che pur abitando in Parrocchie confinanti si ritrovano a vedere “Confermare” i propri figli in tempi differenti, con differenti anni e modalità di catechesi … E SAREBBE DAVVERO ANCHE UN’ATTENZIONE CONCRETA PER LE FAMIGLIE, IN QUESTO TEMPO DI CRISI ECONOMICA …
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