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La pace, dono di Dio affidato agli uomini
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L’arte messaggera di semi di speranza e di pace; le emozioni vissute al San Carlo nel pomeriggio di Domenica 31 Luglio

IMG_20220731_184003Cercare di trasmettere le emozioni vissute in un pomeriggio assolato del 31 Luglio nel Ricreatorio San Carlo di Fermo parlando della “Pace “ attraverso l’arte, non è cosa semplice.

 L’incontro, realizzato dall’Ufficio della Pastorale del Sociale e del Lavoro , Caritas, Acli e Ufficio pastorale del Turismo, in collaborazione con L’UCAI, associazione Artisti Cattolici,   è stato presentato e coordinato in modo eccellente dai due giovani Animatori di Comunità del progetto Policoro della Diocesi: Beatrice Ciavarella e Marco Malaccari . 

  Abbiamo iniziato a ricevere emozioni fin dalla intensa  declamazione del Salmo 52 di Isaia, ad opera del poeta Gianni Marcantoni; Il Salmo  di Isaia è stato scelto da Papa Francesco  per introdurre il “ Messaggio per la pace” del 2022.

 Abbiamo ricordato che “Le guerre nascono nelle menti degli uomini, ed è nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della pace” ( dal  Preambolo della Costituzione dell’Unesco del 1945).

IMG-20220802-WA0007La Pace allora che cosa è ? La pace è un concetto interiore, trascendente. La pace è un “dono di Dio” ed implica delle relazioni con Dio stesso, con se stessi, con gli altri esseri viventi che sperimentino sentimenti di perdono, di carità e di misericordia verso il prossimo.

Perché nelle menti degli uomini si costruiscano “le difese della pace” è necessario, come ci suggerisce Papa Francesco, un percorso intergenerazionale che veda adulti e giovani coinvolti nel racconto, nell’ascolto  ed in esperienze di pace.

Altra condizione indispensabile è costituita dalla Educazione e formazione alla pace intesa a far convergere il cuore e le menti verso valori quali la bontà, l’altruismo, la lealtà, la condivisione, la tolleranza, con uno sguardo attento e rivolto non solo alle relazioni umane ma ad ogni forma di vita che costella il nostro Universo.

Dalla presentazione  delle  opere da parte degli artisti e dei poeti dell’Ucai, la cui Mission e’ stata ben  presentata dalla presidente Pina Coppola,  è emerso uno stato d’animo di tristezza e nello stesso tempo di denuncia della presenza del male visto nella guerra che, causando rovine, costringe  le persone, grandi e piccole alla fuga, nude, con i corpi degli stessi colori della terra violata;  nell’incomunicabilità tra uomo e donna; negli abbracci che restano nell’ombra, nell’oscurità per dire che la fratellanza non ha il coraggio di venire alla luce, di dare una identità precisa a chi la vive.

IMG_20220731_184014Nello stesso tempo ogni pittore, ogni poeta fa un inno alla pace;  così tra le immagini  appaiono: una colomba, simbolo della pace cristiana; un invito a seguire i propri sogni anche in una situazione complicata; un San Michele Arcangelo che rinfodera la spada quando la peste è finita, a significare che il tempo della violenza sta per finire. A proposito  sarà una casualità che S. Michele è il patrono della bandiera ucraina e della bandiera russa? O forse una profezia?

Sono stati 19 gli artisti che hanno esposto le loro opere e 4 i poeti che hanno espresso i loro sentimenti, i loro turbamenti, ma anche le loro speranze che ci donano a piene mani e con splendide immagini rappresentanti Eden, paesaggi di pace ed esplosione di colori e di luci.  . Come ci ha detto la dottoressa Loredana Finicelli, critica d’arte e Docente all’Accademia di Belle Arti a Macerata, certamente non è l’arte a porre fine alle guerre, ma ribalta la nostra percezione, ci eleva, ci rende più sensibili e ci conduce ad un livello di cognizione superiore rispetto al normale; bisogna farla uscire dai soliti luoghi, portarla nelle strade,  in contesti vitali e di movimento. Essa è denuncia del male  ma è anche bisogno di rinascita, e’ capacita’ di   sensibilizzare  l’animo umano per promuovere il cambiamento del pensiero nel mondo, come ci ha voluto raccontare  nel commentare due opere dell’Arte Contemporanea molto significative: Guernica di Pablo Picasso del 1937 e la performance “Balkan Baroque” di Marina Abramovic , vincitrice del Leone d’Oro, presentata alla Biennale di Venezia del 1997 che denuncia gli orrori della guerra nei Balcani.

 Le opere degli artisti sono state incorniciate dai bellissimi brani musicali che l’Orchestra “Insieme per gli ALTRI” diretta dal maestro Gianpiero Ruggeri, ha scelto di eseguire per noi. Come non possiamo considerare l’esistenza stessa di questa orchestra un simbolo di pace?  Elettra Benedetto, Vocalist dell’orchestra ci racconta che circa 70 musicisti si coinvolgono nella mission dell’Orchestra, la quale dona  gratuitamente la sua arte per raccogliere fondi per associazioni che si occupano delle “povertà”. C’è all’interno dell’orchestra un forte  scambio intergenerazionale, legato all’esperienza artistica in se stessa, di alto valore anche nella scelta dei brani da proporre che sono sempre inseriti in contesti storici particolari. Infatti hanno scelto come sigla di apertura dell’Orchestra il brano  “HOUSE OF THE RISING SUN” di “The Animals”, che pone all’attenzione il problema delle case chiuse  a New Orleans dove in realtà avveniva il tramonto dei giovani e delle giovani che vi entravano.  Lo scambio intergenerazionale avviene anche dagli imput che i giovani musicisti ricevono per essere protagonisti  nella diffusione dei valori della solidarietà e della fratellanza.

Un’altra emozione vissuta  e sentita è stata  rappresentata dalla presenza negli spazi dell’Oratorio, rimasti sempre aperti, dei bambini che giocavano nel campetto, ma che, durante l’esecuzione dei brani, si sono fermati ad ascoltare e ad interpretare con i movimenti del corpo i ritmi della musica. Il contesto del Ricreatorio san Carlo è senz’altro un  ambiente aperto ed inclusivo, adesso per le numerose attività che in esso si svolgono, come ci ha raccontato l’Assessore alle politiche del lavoro Annalisa Cerretani e nel passato quando ha accolto, come ci ha raccontato il Sindaco Paolo Calcinaro che, anche tra tanti impegni, ci ha voluto onorare della sua visita, i profughi  albanesi nel 1991. I giovani adolescenti di allora, tra cui anche il sindaco, che frequentavano l’oratorio e lo avevano trovato  pieno di tende avevano considerato, in un primo momento, che era stato sottratto loro uno spazio; ma poi, nei giorni successivi sono stati create delle squadre miste con i profughi e si sono stabilite relazioni importanti. Quando, dopo alcuni giorni, i profughi sono stati portati ad altre destinazioni e  gli adolescenti della città non hanno più trovato i compagni di squadra,  tutti hanno provato dolore, sconforto ed hanno sentito una mancanza, un vuoto nei loro cuori. Il racconto del Sindaco per tutti noi ha rappresentato l’anello che ha chiuso il cerchio della nostra riflessione: la pace, affidata a noi dal Signore, è costruzione di relazioni positive con se stessi e con gli altri nello spazio e nel tempo che ci è dato di abitare.

 

Anna Rossi

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