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Notiziario Santa Vittoria

LA PAROLA A CURA DI DON ALESSANDRO
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01 GENNAIO 2015 MARIA SS. MADRE DI DIO ANNO "B"

Nm 6,22-27; Sal 66; GaL 4,4-7; Lc 2,16-21


Passa il tempo! Chi non crede vive questo fenomeno con paura, perché il tempo che passa è come una corsa verso il niente; è come l’esaurirsi di occasioni di divertimento che non tornano più. Chi non crede, ha paura: anche se non lo dice. E per nascondere la paura, si inventano forme di stordimento di ogni genere, affinché l'uomo non pensi e non avverta che la vita gli sfugge tra le mani. È lo spettacolo che abbiamo davanti agli occhi proprio in questo giorno: uno spettacolo che si ripete con monotonia. Ma noi crediamo e vogliamo credere. Per noi il tempo che passa è l’avvicinarsi di un incontro, è una corsa verso l’abbraccio con il Padre, è vigilia di una grande e incantevole festa. Per questo il tempo che passa non ci fa paura, ma ci riempie di serenità, di fiducia, di ottimismo: perché il nostro Dio è fedele e non deluderà le nostre attese di gioia. Questa certezza è la roccia su cui poggia tutta la nostra vita.
E oggi siamo qui proprio nel nome di questa speranza e accogliamo il nuovo anno come un dono di Dio, come un'occasione per diventare più buoni, come una grazia per prepararci alla festa che verrà. Però noi sappiamo che un buon anno non dipende né da magie, né da sortilegi e tantòmeno dalla posizione degli astri: queste soluzioni sono evasioni dal problema della vita. Un buon anno dipende da noi, dipende da ciascuno di noi. Il domani, l’anno che verrà noi lo stiamo preparando oggi; il domani è sviluppo di quello che noi abbiamo nel cuore oggi. Prendiamone coscienza e soprattutto assumiamo le conseguenze di responsabilità. Infatti noi siamo deboli, siamo facili alla violenza, siamo malati di cattiveria e di egoismo. Per questo il gesto più sapiente che ognuno di noi può fare è aprirsi a Dio, tendere a Lui la mano, cercare il Suo aiuto.
La prima lettura ci ricorda proprio questo. E ce lo ricorda attraverso le parole dell’antica benedizione sacerdotale riportata nel Pentateuco. Come sarebbe diverso il cammino della vita se tutti sapessimo augurare il bene e volerlo e desiderarlo gli uni per gli altri! La benedizione, allora, è chiamare Dio su una persona o su un avvenimerrto; la benedizione è pregare Dio perché volga il Suo sguardo su di noi e ci soccorra. E Dio ci ha soccorsi. Dio ha mandato a noi Gesù, il Suo Figlio! Ma se Dio ha fatto un passo verso di noi, l’ha fatto attraverso il sì libero e umile di una donna senza peccato: Maria! Maria è diventata madre di Dio! E la Chiesa ci invita a guardare Lei, la Madre. Ci invita a fissare lo sguardo sulla creatura che, più di ogni altra, può insegnarci la strada per andare incontro al Signore e per accoglierLo nella vita.
Maria, una donna di fede! Guardiamola nella scena del Vangelo di oggi. Maria accoglie i pastori: non si curva sul Figlio per trattenerlo per sé; Maria è consapevole che quel Figlio non le appartiene: è destinato agli altri, al mondo, a tutti. E Maria fa completamente sua la scelta di Dio: senza resistenza. Meraviglioso è questo comportamento: come dopo l’annunciazione Maria corre da Elisabetta per spezzare con lei la gioia donatale da Dio, così dopo il Natale Maria è felice di accogliere tutti coloro che insieme a Lei cercano la vicinanza di Dio. 

Maria vive per gli altri! L’esistenza di Maria è donare agli altri! Perché Maria è davvero vicina al Signore e Dio, è Amore, cioè dono di sé. Pertanto chi è veramente vicino a Dio, non si allontana dal prossimo, ma si sente spinto da Dio stesso ad amare di più i propri fratelli. Quanta strada dobbiamo ancora fare per uscire da noi stessi e metterci nella via dell’altruismo: la via cristiana! Tutti i problemi nascono dall’egoismo e tutti ì problemi sì risolvono soltanto quando qualcuno fa dono di sé, del suo cuore, della sua bontà, della sua vita. Il cristianesimo è altruismo di Dio condiviso e vissuto dagli uomini: non lo dimentichiamo mai.
Ma come, dove, con chi vivere il dono della nostra vita? In altre parole: chi è il prossimo da amare e da servire ogni giorno? Maria ce lo insegna. Dice il Vangelo: “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Maria è attenta al presente, è attenta a quello che le accade attorno e medita — pensa — riflette per sintonizzarsi con la volontà dì Dio, che Le giunge attraverso i fatti e le persone. Dio ci parla così! Una malattia, una sventura, una gioia una persona che ci cerca, un prossimo che aspetta soccorso, un bisognoso, una famiglia che piange, una famiglia che cade, un giovane sbandato... sono tutti messaggi dì Dio: sono occasioni per amare! Il prossimo da amare non va cercato lontano, ma va scoperto e riconosciuto ogni giorno guardandoci attorno con l’occhio limpido e il cuore generoso come quello dì Maria. Così ci sarà la pace.
Nel nostro secolo ci sono ancora guerre feroci: e non dipende dalle armi, ma dagli uomini. Albert Einstein diceva: “Se un uomo selvaggio ha in mano una pietra, certamente può fare del male al suo prossimo; ma se l‘uomo, restando selvaggio, ha in mano una bomba atomica, io non so più a quali conseguenze possa andare incontro”. Infatti la guerra parte dai cuori, perché sono cattivi. Bisogna cambiare il cuore dell’uomo; bisogna seminare la pace... e si raccoglierà la pace. “Chi vuol riformare il mondo, cominci da se stesso”, scriveva S. Ignazio di Loyola. Ricordiarnoci infine che la strada della pace è lunga come lunga è la strada della conversione del cuore: non basta una giornata, non basta una marcia per portare la pace. Tutta la vita e la vita di tutti sia servizio dì pace!

SANTO 2015 A TUTTI VOI

 

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