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Notiziario Santa Vittoria

LA PAROLA A CURA DI DON ALESSANDRO

1 MARZO 2015 II DOMENICA QUARESIMA ANNO "B"

 
Gn 22,1-2.9A.10-13.15-18; Sal 115; Rm 8,31b-34; Mc 9,2-10


«Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». Con queste parole, Dio Padre dava Gesù Cristo all’umanità come suo unico e definitivo Maestro. Quell’imperativo «Ascoltatelo!» è carico di tutta l’autorità di Dio, ma anche di tutto l’amore di Dio per l’uomo. Ascoltare Gesù, infatti, non è solo dovere e obbedienza, ma è anche grazia, privilegio, dono. Egli è la verità: seguendolo, non potremo ingannarci; è l’amore: non cerca che la nostra felicità.
Ma ora veniamo al pratico. Quella parola «Ascoltatelo!» non è rivolta evidentemente solo ai tre discepoli che erano sul Tabor, ma ai discepoli di Cristo di tutti i tempi. E necessario perciò che ci poniamo la domanda: Dove parla Gesù oggi, per poterlo noi ascoltare?
Gesù ci parla anzitutto attraverso la nostra coscienza. Ogni volta che la coscienza ci rimprovera per qualcosa di male che abbiamo fatto, o ci incoraggia a fare qualcosa di buono, è Gesù che ci parla mediante il suo Spirito. Ma da sola essa non basta. Essa può essere deformata, o messa a tacere dal nostro egoismo. Ha bisogno perciò di essere illuminata e sorretta dal Vangelo e dall’insegnamento della Chiesa. Il Vangelo è il luogo per eccellenza in cui Gesù ci parla oggi. Non si contano le persone che ne hanno fatto l’esperienza nella loro vita. La gente ama distrarsi, non pensare; per questo i programmi di varietà, di giochi e quiz hanno tanto ascolto. Quando però la famiglia si trova a fronteggiare una crisi, un dispiacere grosso, allora ci si accorge che solo le parole del Vangelo sono all’altezza del nostro problema e hanno qualcosa da dirci. Tutte le altre parole suonano vuote e ci lasciano soli, alle prese con i nostri problemi. Sappiamo per esperienza che le parole del Vangelo possono essere interpretate spesso in modi diversi, possono venir piegate a dire quello che gli uomini di un certo ambiente vogliono far loro dire. Chi ci assicura una interpretazione autentica, se non la Chiesa, istituita da Cristo proprio a tale scopo? Per questo è importante che cerchiamo di conoscere la dottrina della Chiesa, e conoscerla di prima mano, come essa stessa la intende e la propone; non nell’interpretazione, spesso distorta e riduttiva, dei mass-media.
Quasi altrettanto importante che sapere dove parla Gesù oggi, è sapere dove non parla. Egli non parla di certo attraverso i maghi, gli indovini, i negromanti, i dicitori di oroscopi, i sedicenti messaggi extraterrestri; non parla nelle sedute spiritiche, nell’occultismo. Nella Scrittura leggiamo questo ammonimento al riguardo: «Non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione, o il sortilegio, o l’augurio, o la magia; né chi faccia incantesim né chi consulti gli spiriti, o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore» (Dt 18,10-12).

Questi erano i modi tipici di rapportarsi al divino dei pagani che traevano auspici consultando gli astri, o le viscere di animali, o il volo degli uccelli. Con quella parola di Dio: «Ascoltatelo!», tutto questo è finito. C’è un solo mediatore tra Dio e gli uomini; non siamo costretti ad andare più «a tentonì», per conoscere il volere divino, a consultare questo o quello. In Cristo abbiamo ogni risposta.
Oggi purtroppo quei riti pagani sono tornati di moda. Come sempre, quando diminuisce la vera fede, aumenta la superstizione. Prendiamo la cosa più innocua tra tutte, l’oroscopo. Non c’è, si può dire, giornale o stazione radio che non propini giornalmente ai suoi lettori e ascoltatori l’oroscopo. Per le persone mature, dotate di un minimo di capacità critica o di ironia, esso non è che una innocua presa in giro, una specie di gioco e di passatempo. Ma guardiamo gli effetti a lungo andare. Che mentalità si forma, specie nei ragazzi e negli adolescenti? Quella secondo cui il successo nella, vita non dipende dallo sforzo, da applicazione nello studio e costanza nel lavoro, ma da fattori esterni; dal riuscire a volgere a proprio vantaggio certi poteri, propri o altrui. Peggio ancora, tutto ciò induce a pensare che nel bene e nel male la responsabilità non è nostra, ma delle stelle. Torna in mente la figura di Don Ferrante. Convinto che la peste non fosse dovuta al contagio, ma «alla fatale congiunzione di Saturno con Giove», egli — dice il Manzoni — non prese alcuna precauzione contro di essa e così morì «prendendosela con le stelle» (I Promessi Sposi, cap. 37). E' davvero sconcertante vedere come organi di stampa dal glorioso passato o mezzi di comunicazione pubblici che dovrebbero svolgere una funzione educativa, si prestino a un’opera così chiaramente diseducativa e alla quale essi sono i primi a non credere.
Un altro ambito in cui Gesù non parla e dove irvece lo si fa parlare tutto il tempo. Quello delle rivelazioni private, messaggi celesti, apparizioni e voci di varia natura. Non dico che Cristo o la Vergine non possano parlare anche attraverso questi mezzi. Lo hanno fatto in passato e lo possono fare, evidentemente, anche oggi. Solo che prima di dare per scontato che si tratti di Gesù o della Madonna che parla e non della fantasia malata di qualcuno o, peggio, di furbi che speculano sulla buona fede della gente, occorre avere delle garanzie. Bisogna, in questo campo, attendere il giudizio della Chiesa, non precederlo. Non ci perdiamo nulla ad attendere, perché nel frattempo abbiamo già tutto quello che ci occorre per conoscere la volontà di Dio e metterla in pratica, se lo vogliamo. San Giovanni della Croce diceva che da quando, sul Tabor, ha detto di Gesù: «Ascoltatelo!», Dio è diventato, in certo senso, muto. Ha detto tutto, non ha cose nuove da rivelare. Chi gli chiede nuove rivelazioni, o risposte, lo offende, come se non si fosse ancora spiegato chiaramente. Dio continua a dire a tutti la stessa parola: «Ascoltate lui! Leggete il Vangelo: vi troverete più, non meno, di quello che cercate».

 

BUONA DOMENICA 

 

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