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Notiziario Santa Vittoria

LA PAROLA A CURA DI DON ALESSANDRO

08 MARZO 2015 III DOMENICA DI QUARESIMA ANNO "B"

 

Es 20,1-17; Sal 18; ICor 1,22-25; Gv 2,13-25

Fateci caso! Il Vangelo registra atteggiamenti di attenzione e di misericordia verso i "lontani", mentre registra severità e polemica verso i "vicini", verso le "persone religiose". È un fatto che dobbiamo capire, per accogliere la lezione che si nasconde in questo comportamento di Gesù. È evidente una intenzione: Gesù vuole recuperare, vuole salvare l'uomo. Egli condanna il peccato, ma nello stesso tempo ama profondamente la persona che pecca e vuole condurla al bene. Noi facciamo esattamente il contrario. Spesso condanniamo la persona che sbaglia e non muoviamo un dito per sollevarla, per recuperare e avvicinare "il lontano". E se interveniamo, spesso facciamo pesare gli errori degli altri, mentre Dio perdona completamente. Durante la Quaresima, questo atteggiamento di Gesù è motivo di conversione per tutti. E allora bisogna fare il passaggio (la Pasqua!) dal nostro comportamento a quello di Gesù.

Nel Vangelo, se da una parte troviamo un Gesù misericordioso verso i peccatori, dall'altra troviamo un Gesù severo, polemico, quasi duro proprio verso "coloro che frequentavano il tempio", verso "coloro che osservavano il sabato"... Gesù addirittura arriva a sconvolgere la pace del tempio di Gerusalemme: è un episodio, di portata religiosa enorme, che viene raccontato da tutti e quattro gli evangelisti. Dovette suscitare grandissima impressione.

Gesù salì a Gerusalemme per le feste pasquali. Insieme al popolo Egli si recò al tempio, che era il cuore della vita religiosa ebraica. Che cosa trovò? Lungo il porticato che circondava il tempio Egli vide un affannoso commercio, un mercato che offendeva il significato del tempio e quindi offendeva Dio. Gli apostoli videro Gesù allontanarsi, diventare severo; prese delle funi e improvvisò una frusta: cacciò i rivenditori e rovesciò i tavoli dei cambiavalute. Gridò in faccia a tutti: "Questa è la casa del Padre mio e voi ne avete fatto una covo di ladri". Perché? Perché questa severità proprio nel tempio? Gesù è più severo con i "religiosi" che con i lontani! È evidente: chi crede in Dio, ha una grande responsabilità. Disse un giorno Gesù: "A chi è stato dato di più, sarà richiesto di più" (Le 12,48). E San Bernardo scriveva: "È molto più facile convertire un peccatore incallito, che far cambiare vita ad un credente sbagliato".

L'episodio del tempio è anche una condanna aperta di ogni tentativo di guadagno alle spalle di Dio e di ogni tentativo di trasformare la religione in vile commercio. E una tentazione che sempre ritorna. Gesù, che si era dichiarato mite ed umile di cuore, improvvisamente assume un atteggiamento deciso e forte, per ricordarci che l'amore verso il prossimo non va confuso con uno sdolcinato permissivismo. L'amore è anche fortezza, è anche chiarezza, è anche decisione, pur evitando sempre l'offesa. Oggi invece esiste una specie di gara a chi permette di più: questo non è amore; oggi assistiamo ad una specie di dimissione da ogni impegno morale e da ogni responsabilità: questo non è amore, anzi questa è la strada che prepara grandi sofferenze alle persone. La neutralità davanti ai problemi seri della vita non è segno di rispetto, ma è indice di vuoto interiore. Charles de Foucauld, quando ricordava la sua adolescenza, sottolineava con rammarico l'atteggiamento dei suoi educatori e diceva: "Mi hanno fatto del male, perché erano neutrali".

Gesù infine con il suo gesto mette in discussione il tempio, come luogo in cui si cerca sicurezza con un rito, con una preghiera, con una genuflessione e, oggi potremo dire, con una Messa. Basterebbe rileggere le parole di Geremia, alle quali Gesù fa esplicito riferimento. Dice Geremia: "Voi rubate, uccidete, commettete adulterio, giurate il falso, seguite altri dei... e poi venite nel tempio e dite: Siamo salvi! No! Voi confidate in gesti falsi e ciò non vi gioverà". Quanto è vero! Pensateci bene! Una vita cattiva non si raddrizza con una preghiera soltanto: si raddrizza pregando e cambiando vita. Nello stesso tempo il male fatto al prossimo non si ripara con un complimento fatto a Dio: Dio si onora amando i suoi figli, amando il prossimo, cioè ogni persona. Non si sistemano le cose storte recitando una preghiera: le storte si sistemano soltanto raddrizzandole e poi recitando la preghiera nella verità.

L'episodio del tempio è un richiamo a lottare perché la fede non resti nel cervello come una idea, ma diventi vita. Ciò che Gesù condanna è la religione senza le opere, la religione di chi prega e vive come coloro che non pregano, di chi crede e vive come coloro che non credono. Nel Vangelo di Matteo è riportato il famoso dialogo tra il credente incoerente ed il Signore. Vale la pena risentirlo. "Molti mi diranno in quei giornó: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità" (Mt 7,22). Questo è parlar chiaro. Dio infatti è verità; la Sua parola è limpida e trasparente per il nostro bene. Accogliamo a cuore aperto questa verità e lasciamoci purificare da tutte le nostre menzogne.

 

BUONA DOMENICA

 

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