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Notiziario Santa Vittoria

LA PAROLA A CURA DI DON ALESSANDRO

GIOVEDI' SANTO 02 APRILE 2015

Es 12,1-8.11-14; Sal 115; iCor 11,23-26; Gv 13,1-15

“Quando fu l’ora, Gesù prese posto a tavola e gli apostoli con Lui. Gesù disse: Ho desiderato tanto di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione...” (Lc 22,14-15). Oggi Gesù dice a noi le stesse parole: è Lui che ora ci chiama e ci raccoglie insieme; è Lui che ora celebra la Messa; è Lui che ora guida questo incontro e ci attira verso una vita nuova: la vita della Carità, la vita di Dio, la vita che tutti cerchiamo! Ma come dobbiamo celebrare la Messa perché sia un incontro con Cristo? Come si partecipa ad una Eucaristia? Ce lo può insegnare soltanto Cristo, perché è Lui il maestro!
Gesù ci rivela che Dio è umile. Nel cenacolo, tra lo stupore di tutti, prima di celebrare la Prima Messa della storia, Gesù si alza da tavola e, prendendo il ruolo di uno schiavo, comincia a lavare i piedi agli apostoli. Pietro si fa voce dello scandalo di tutti i secoli e gli dice: “Tu non mi laverai mai i piedi!”. Pietro dice ciò che tutti pensiamo: noi non vogliamo un Dio umile: ma Dio è umile!; noi non vogliamo un Dio che si mette all’ultimo posto: ma Dio si métte all’ultimo posto!; noi non vogliamo un Dio senza orgoglio: ma Dio è senza orgoglio! Saremo capaci di convertirci a questo Dio?
In ogni Eucaristia ritorna questo interrogativo e Dio aspetta la nostra risposta: una risposta di fatti, di gesti, di scelte. Riconosciamo sinceramente che è l’orgoglio il veleno della storia umana: dall’inizio fino ad oggi; è l’orgoglio che ha spaccato la famiglia umana; è l’orgoglio che ha scatenato le guerre; è l’orgoglio che ha fatto piangere tanta gente e ha spento la gioia che Dio aveva regalato all’uomo il giorno della Creazione! Allora facciamoci umili, scendiamo dai piedistalli, guardiamoci con benevolenza e con mitezza: la Messa esige questa conversione per essere una Messa celebrata con Cristo.
Gesù ci rivela che Dio è misericordioso all’infinito. Nell’ultima cena Gesù toglie il velo che nasconde il tradimento di Giuda: e anche oggi Egli toglie il velo d’ipocrisia con cui nascondiamo i nostri tradimenti. Infatti Giuda ce l’abbiamo tutti nel cuore: siamo suoi fratelli!
 “Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà! I discepoli sì guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: Di, chi è colui a cui si rjferisce?

Ed egli reclinaridosi così sul petto di Gesù, gli disse: Signore, chi è? Rispose allora Gesù: È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò. E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui”. Gesù rivela il tradimento... con la speranza di poterlo perdonare. Egli getta un fascio di luce nelle tenebre di Giuda, perché Giuda possa vederle e sentirne disgusto. E il gesto del boccone offerto è un gesto di delicata attenzione: è un segnale, è un invito, è una mano tesa con l’offerta sincera di una completa misericordia. Giuda, purtroppo, non volle essere perdonato: conosciamo bene questa triste storia! L’orgoglio fu la tragedia di Giuda. Però, per Gesù, Giuda resta sempre l’amico atteso e il figlio perduto che manca nel cuore del, Padre. Infatti la cattiveria dell’uomo, di qualsiasi uomo... non potrà mai scoraggiare la voglia che Dio ha di perdonare.
E noi? Noi nella Messa facciamo comunione con Dio che perdona? Noi siamo una comunità dal perdono facile, pronto, quotidiano, generoso? Chi non perdona, non conosce Dio; chi non perdona, è senza Dio: perché l’ha rifiutato rifiutando il perdono.
Gesù ci rivela che Dio è povero. Gesù, Figlio del Dio vivente, ha scelto Betlemme ed una stalla di Betlemme per venire in mezzo a noi. Egli ha detto di se stesso: “Le volpi hanno le loro tane egli uccelli nel cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Lc 9,58).
Egli, nell’ultima cena, scegiie il pane e il vino, segni di povertà, e li trasforma in una sua prodigiosa Presenza! Dio si trova a suo agio soltanto nella povertà, perché Dio non può possedere: Dio, infatti, è talmente dono di sé, che tutto ciò che ha, lo dona; e così Egli è il povero, l'infinitamente povero, il vero povero. La povertà di Dio è conseguenza inevitabile del suo Amore: l’amore vero è dono di sé; e chi dona, non possiede.
E noi? Sentiamo l’invito alla povertà, che viene dall’Eucaristia? Sappiamo leggere il segno, che Gesù ha messo nelle nostre mani?
E questo il momento benedetto per ascoltare la Parola di Gesù!
La Messa di oggi sia davvero, per tutti noi, una comunione con il Dio che Cristo ci ha fatto conoscere: Dio umile, Dio misericordioso, Dio povero!
Senza conversione, questo Dio non lo incontreremo mai.

 

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