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Notiziario Santa Vittoria

LA PAROLA A CURA DI DON ALESSANDRO

VENERDI' SANTO 03 APRILE 2015

Is 52,13 — 53,12; Sal 30; Eb 4,14-16; 5,7-9; Gv 18,1 —19,42

E’ certamente questo giorno, venerdì santo, il giorno che svela fin dove arriva il farsi dono, perché chi “è davvero morto viva”. E’ il giorno in cui Dio non svela soltanto che ci ama, ma cosa occorre pagare per amare e farsi “pane spezzato per la vita eterna”.
E’ stata lunga quella notte di tortura, in mano ai soldati, che si divertirono a umiliarlo in tutti i modi, non badando alle sue sofferenze nella flagellazione e incoronazione di spine. E Gesù, che poteva farvi fronte, con la sua divina potenza, accoglie tutto... perché in tutto questo era il prezzo dell’Amore. Non si ribella nell’essere bersaglio del peggiore disprezzo possibile, come a togliere fino all’ultimo brandello della sua dignità di Figlio di Dio. Abbraccia la croce che deve portarlo al supplizio, passando tra due ali di folla, che godeva vedere soffrire quello che era presentato come il più terribile delinquente che merita disprezzo e morte in croce sul Golgota, il monte della spazzatura. Doveva finire nei rifiuti, dove l’uomo non è più uomo, ma spazzatura.
E come si ripete nella storia questo in tanti “crocifissi”! Basterebbe pensare alle torture che hanno mostrato in varie prigioni. Gesù tace sempre. Non ha vergogna a denunciare la sua debolezza, cadendo tre volte sulla Via della Croce. E lassù sul Golgota accetta di essere fatto a pezzi ed esibito nella sua nudità, come cosa da niente, anzi da disprezzo. Difficilmente noi, anche se a volte umiliati, conosciamo l’abisso del disprezzo, come Gesù. E viene il vomito del cuore anche solo pensare che ci si diverta davanti a tutto questo... noi uomini che tante volte parliamo di amore e di onore. Gesù si fa calpestare e non si ribella. Sapeva che su quella croce Lui c’era con tutte le nostre vergogne, per dare la possibilità poi a noi, di levarle con il perdono. “Padre, perdona loro, non sanno quello che fanno”. Incredibile.
Ma proprio dall’abisso del disprezzo, che è il fondo dell’inferno, Lui uscirà, con noi, all'alba della risurrezione, ossia con il dono di una vita nuova, come rinati. Quanto ha pagato Dio per amarci! E a volte osiamo dire, di fronte alle nostre sofferenze: “Ma Dio dov’è?” E’ lì, sulla croce, per dirti che l’amore è un meraviglioso dono pagato con il sacrificio... come dai martiri.

C’è una riga del Vangelo, di una semplicità che contiene tutta la grandezza dell’amore, che difficilmente conosciamo: “Sotto la croce stava Maria, sua madre, Giovanni, l’apostolo che egli amava e altre donne”. Condividevano il dolore di Gesù nel disprezzo. Maria “stava” dice Giovanni. Ossia al dolore rispondeva con il silenzio dell’amore, che si fa uno con chi si immola. Avesse potuto, Maria, sarebbe salita sulla croce al posto del Figlio.., ma era Dio quello doveva farsi dono di amore. E a lei non rimaneva che “morire dentro con Lui” e trasmettere con Lui un amore che doveva segnare tempi e uomini, per giungere fino a me, a voi, a tutti... magari conoscendo il rifiuto. Dovremmo anche noi “stare sotto la croce”, per imparare l’amore ed uscire dall’inganno che Dio non c’è, quindi non c’è più speranza e amore. A volte fa persino rabbia che la Croce sia un “monile” da esibire indecorosamente al collo. La croce di Gesù non può essere mai un monile, ma dovrebbe essere l’amore di Dio che si fa strada nella nostra carne e nella nostra vita.
 Dopo la morte di Gesù, racconta il Vangelo, si fece buio su tutta la terra. E per tanti quel buio rimane, perché non hanno creduto alla Pasqua di risurrezione. Come passeremo questa giornata santa? Avremo la fede e la gioia di stare con Maria ai piedi della croce e farci riempire il cuore dei suoi sentimenti, che cambiano davvero la vita?
Vorrei chiudere questa “partecipazione ai misteri dell’amore”, con le parole che il Santo Padre GPII disse nella dodicesima stazione: "Signore Gesù Cristo, nell’ora della tua morte il sole si oscurò. 8empre di nuovo sei inchiodato sulla croce. Proprio in quest’ora della storia viviamo nell’oscurità di Dio. Per la smisurata sofferenza e la cattiveria degli uomini il volto di Dio, il Tuo volto, appare oscurato, irriconoscibile. Ma proprio sulla croce ti sei fatto conoscere. Proprio in quanto sei colui che soffre e che ama, sei colui che è innalzato. Proprio da lì hai trionfato. Aiutaci a riconoscere in quest’ora di oscurità e di turbamento, il Tuo Volto. Aiutaci a credere in te, a seguirti proprio nell’ora della oscurità e del bisogno. Mostrati di nuovo al mondo in questa ora. Fa’ che la tua salvezza si manifesti". 

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