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Notiziario Santa Vittoria

LA PAROLA A CURA DI DON ALESSANDRO

V DOMENICA DI PASQUA 03 MAGGIO 2015

At 14,21b-27; Sal 144; Ap 21,1-5a; Gv 13,31-33a.34-35

Esiste una incompatibilità tra Dio e la persona egoista. Fu chiesto a Madre Teresa: “Perché oggi c‘è poca fede?”. La risposta: “Perché c‘è troppo egoismo e cupidigia. Amore e fede camminano insieme”. Di conseguenza: un egoista non sarà mai un credente! Il Vangelo di oggi approfondisce queste affermazioni. Ci presenta Gesù che, nel momento del tradimento e dell’ingratitudine afferma: “Vi do un comandamento nuovo: amatevi come io ho amato voi”
Poniamoci una domanda: come mai si defmisce nuovo un comandamento che era noto già fin dall’AT (cfr. Lv 19,18)? Dobbiamo partire da una distinzione: nuovo si oppone a vecchio non ad antico. Vecchio è ciò che con il passare del tempo peggiora e perde valore; antico è ciò che con il passare del tempo migliora e acquista valore. Sentite cosa dice lo stesso evangelista Gv in un passo della sua primaLettera: “Carissimi, non vi scrivo un comandamento nuovo, ma un comandamento antico... E tuttavia èun comandamento nuovo quello di cui vi scrivo” (1Gv 2,7-8). E' al tempo stesso un comandamento nuovo e un comandamento antico. Antico secondo la lettera, perché era stato dato da tempo; nuovo secondo lo Spirito, perché solo con Cristo è data anche la forza di metterlo in pratica.

Quello di amare il prossimo “come se stessi” (Lv 19,18) era diventato un comandamento vecchio, cioè debole consumato, a forza di essere trasgredito, perché la Legge imponeva sì l’obbligo di amare, ma non dava la forza per farlo. Occorreva per questo la grazia. E infatti, per sé non è quando Gesù lo formula durante la vita, che il comandamento dell’amore diventa un comandamento nuovo, ma quando, morendo sulla croce e dandoci lo Spirito Santo, ci rende, di fatto, capaci di amarci gli uni gli altri, infondendo in noi l’amore che egli stesso ha per ognuno.
Non è facile per noi amare il prossimo, amarlo a lungo, amarlo disinteressatamente, senza un motivo superiore. È una cosa assolutamente al di sopra delle nostre forze. Madre Teresa diceva che senza il contatto quotidiano con Gesù nell’Eucaristia, non avrebbe avuto la forza di fare ogni giorno quello che faceva. E'importante dunque prendere sul serio la specificazione che segue al comandamento: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi". Come ha amato gli uomini Gesù? la Scrittura elenca almeno tre caratteristiche. Ci ha amato: “per primo” (1 Gv 4,10); ci ha amato: “mentre eravamo nemici” (Rm 5,10); ci ha amato: "fino alla fine” (Gv 13,1).

Ci ha amato “per primo”: un giorno Gesù disse: “Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?... E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?” (Mt 5,46-47). A volte si sente dire: “Io non lo saluto perché lui non mi saluta”, senza pensare che l’altro sta dicendo forse la stessa cosa. Se nessuno rompe il ghiaccio, il ghiaccio non fa che consolidarsi. Se invece due persone decidono contemporaneamente di fare il primo passo, il risultato è che finiscono una nelle braccia dell’altra. Magari con una risata liberatoria. Metterlo in pratica in famiglia.
Ci ha amato “mentre eravamo nemici”: amare i nemici: soprattutto in questo punto il comandamento di Gesù si rivela nuovo. Non solo perché si tratta di una esigenza mai avanzata prima in alcuna religione, ma più ancora perché con il suo esempio e la sua grazia Gesù ha creato la possibilità stessa di amare anche i nemici. Non riesci ad amare un tuo nemico, o uno che ti ha fatto del male? Non ti stupire, nessuno ci riesce. Quello che devi fare è chiedere a Gesù di darti il suo amore per i nemici, di aiutarti lui a farlo. La preghiera che sant’Agostino faceva per ottenere la castità, si può fare anche per ottenere l’amore per i nemici: “Signore, tu mi chiedi di amare il mio nemico. Ebbene, dammi quello che mi chiedi e poi dammi quello che vuoi!".
 Ci ha amato “fino alla fine”: tutti siamo capaci di slanci generosi, ma quando si tratta di perseverare nell’amore e di essere costanti, le cose cambiano. Questo tipo di amore che ha il coraggio di ricominciare ogni giorno da capo, col sorriso sulle labbra anche tra le difficoltà, brilla nelle persone che lavorano, per vocazione, in istituzioni come il Cottolengo. Ma anche tra genitori che hanno avuto per anni un figlio disabile o malato ìn casa si trovano esempi luminosi che riempiono di ammirazione.
Dopo aver dato il comandamento nuovo, Gesù aggiunge: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. Per essere un segno per il mondo, il comandamento nuovo ha bisogno della comunità, il comandamento nuovo di Gesù equivale dunque al comandamento di formare la Chiesa come comunità di amore e di servizio reciproco. Una Parrocchia vera, in cui le persone possono, almeno qualche volta, stare “tutti insieme nello stesso luogo” (cf. Atti 2,1; 2,44); possono pregare insieme, conoscersi, perdonarsi, portare i pesi gli uni degli altri, attuare cioè la comunione dello Spirito.
L’Eucaristia che celebriamo oggi, allora, acquista una forza tutta particolare: è l’incontro con la Sorgente dell’amore nuovo. È la manifestazione di quella comunità nuova che si va costruendo intorno al chicco di grano caduto in terra; è la promessa che un giorno, Dio farà davvero nuove tutte le cose. 

 

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