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Notiziario Santa Vittoria

LA PAROLA A CURA DI DON ALESSANDRO

24 MAGGIO 2015 DOMENICA DI PENTECOSTE 


At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15

Prima di lasciare questo mondo, Gesù previde per i suoi discepoli il rischio della stanchezza, della paura e dell’abitudine. Ma disse: “Vi manderò lo Spirito Santo. Lui vi darà forza, vi darà coraggio, vi darà entusiasmo!”. Oggi noi ricordiamo il compimento di questa promessa: oggi è la festa della fedeltà di Cristo. Ma la Pentecoste è solo un ricordo? Evidentemente no. Infatti, la Chiesa di Gesù continua la sua missione fino alla fine del mondo. Le parole, di Gesù sono chiare: “Annunciate il Vangelo... Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Se continua la missione della Chiesa, continuano anche le promesse di Gesù. La Pentecoste, allora, non è una stagione, ma una condizione; non è un episodio, ma una costante di tutta la storia della Chiesa. Siamo nella Pentecoste: sempre! Eppure per tanti cristiani la Pentecoste non è mai esistita, perché nella fede non sono diventati mai adulti. Non hanno mai aperto la porta a Cristo e quindi non hanno mai sentito che cos’è la vita nuova in Cristo. Dio infatti si conosce vivendo la Sua vita: è questa l’unica strada per arrivare all’esperienza di Dio.
Ma cos’è questa vita nuova? Lasciamo che risponda la Bibbia Il racconto biblico della torre di Babele ci presenta il mondo senza Pentecoste: un mondo nel quale possiamo trovarci anche noi oggi. L’autore che scrive, appartiene al popolo formato dalla pazienza di Dio per prepaiar il mondo all’impatto con Cristo. Che cosa cerca l’autore? Una risposta. Quale? Egli vede le guerre, le divisioni, i contrasti tra i popoli... e si chiede perché? Domanda attuale anche oggi! E risponde: una società divisa, lacerata e confusa è una società che ha respinto Dio. Il racconto della torre di Babele è solo un immagine per porre il problema e dare la risposta: senza Dio non ci capiamo più; senza Dio è aperta la strada all’odio; senza Dio non c’è fraternità.
Ecco il miracolo della Pentecoste. Gli apostoli stavano nel cenacolo e aspettavano. Dopo l’uragano della Passione, essi non sono più spavaldi (la spavalderia è il coraggio dei deboli), ma sono umili: pregano e attendono.
Nell’attesa, insieme a Maria, avvertono improvvisamente un cambiamento: è un prodigio straordinario; un prodigio che non è finito, un prodigio che continua. Che cosa avvenne? Prima gli apostoli stavano chiusi, ora escono allo scoperto. Capiscono che i doni di Dio non possono stare nascosti: Dio infatti chiama per inviare!

Chi si apre a Dio, diventa incandescente come il metallo. Chi si apre a Dio, prende i lineamenti di Dio: diventa la finestra di Dio aperta sul mondo degli,uomini: è una esperienza meravigliosa! Gli apostoli sentono che Cristo è vivo ed è presente in loro. Gesù non è più un ricordo, ma un’esperienza. Si accorgono della presenza di Cristo e si consegnano a Lui. Come cambia la vita quando si sente Dio vicino! Gli apostoli hanno il coraggio di dire la verità portata da Gesù: parlano di Lui, parlano del peccato, del perdono, della vita eterna: senza nessuna paura! Ormai hanno una sola paura: perdere Cristo! Il resto non conta più. Gli apostoli hanno la forza di far vedere nella loro vita, la novità portata da Gesù: infatti Gesù risorto non possiamo farlo vedere al mondo, ma possiamo far vedere la nostra povertà per il Regno dei cieli, possiamo far vedere la nostra carità, possiamo far vedere il nostro perdono, possiamo far vedere la nostra serenità, possiamo far vedere il nostro martirio... E tutto questo si chiama testimonianza. Possiamo noi fare questa esperienza? Certamente!
È Pentecoste per noi quando buttiamo via la maschera della paura, quando cominciamo a parlare di Dio, quando abbiamo una storia di fede che ci riempie mente, cuore e parola al punto che sentiamo la necessità di parlare di Dio. “Guai a me se non evangelizzassi” (1Cor 9,16): disse un giorno San Paolo. “Da quando ho capito che Dio esiste, non posso fare a meno di vivere per Lui”: esclamò Charles de Foucauld. La Pentecoste è coraggio, coraggio che viene dalla fede, dall’attesa, dalla preghiera, dalla povertà interiore. Non coraggio di presunzione, ma coraggio di umile riconoscimento del primato  di Dio e di generoso abbandono alla Sua volontà.
Allora, buttiamo via le nostre sicurezze e presunzioni. Entriamo nel cenacolo dell’umiltà e attendiamo con Maria il compimento della promessa di Gesù. La Chiesa è un popolo con le mani vuote, ma alzate al cielo per attendere lo Spirito: noi siamo niente ma Dio è con noi: col nostro niente! E ricordiamo questa acuta osservazione dell'allora Cardinale Ratzinger: “Il cristianesimo sarebbe morto nella culla se gli apostoli, per obbedire all’ordine di Cristo di evangelizzare tutto il mondo, si fossero subito riuniti in assemblea per elaborare dei sofisticati piani pastorali”. La forza della Chiesa non sono i progetti degli uomini, ma è il dono dello Spirito!

 BUONA DOMENICA

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