Centro San Rocco - Interventi

Il senso della storia secondo Michele Porcaro
Data pubblicazione : 16/03/2019
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Una riflessione di Arianna Fioretti sul primo incontro con gli scrittori giovani

Venerdì 1 Marzo, il Centro Culturale San Rocco di Fermo ha inaugurato la sua iniziativa di incontro con giovani scrittori con Michele Porcaro, autore ventitreenne del romanzo storico “La lancia e la croce”.

La serata ha visto la presentazione del libro accompagnata dal gruppo musicale Tà néa, un quartetto di musicisti ed una cantante, i quali desiderano portare “qualcosa di nuovo” nel panorama della musica attraverso le loro competenze musicali e il loro sentire artistico giovane.

Michele Porcaro è spinto dalla forte ambizione di dimostrare il senso della storia e la sua grande importanza: non un vecchio libro pieno di polvere da aprire ogni tanto, ma come una creatura viva da osservare e da preservare.

Il suo romanzo “La lancia e la croce” racconta del centurione romano Longino che trafisse con la sua lancia il corpo di un uomo condannato a morte. Un uomo che, morendo sulla croce, avrebbe stravolto completamente la storia e la cultura del mondo occidentale: Gesù di Nazareth.

In questo modo, l’autore narra la propria versione della storia di uno dei più grandi misteri della cristianità come la lancia di Longino, fornendo una commistione ben elaborata tra leggenda, vicende raccontate nei testi sacri e, soprattutto, fonti storiche.

Pertanto, un romanzo come “La lancia e la croce” non espone solo i fatti narrati nei Vangeli dal punto di vista di un personaggio ben preciso, ma tali fatti vedono alcuni riscontri anche nelle cronache del tempo. Emblematico è il caso della figura di Gesù che, per quanto molti non lo ritengano il Messia o il Figlio di Dio, non è possibile negarne l'esistenza storica.

Si tratta, dunque, di un romanzo scritto da un giovane che vuole parlare ai giovani, non ponendo la storia di Gesù e Longino come un fatto estremamente remoto, ma come una vicenda da raccontare in cerchio seduti attorno ad un falò o a tavola tra un bicchiere di vino e l’altro. Michele invita i suoi lettori ad osservare le popolazioni antiche come quelle dei Greci o dei Romani i quali, per quanto seguissero dei valori ad oggi non riconosciuti come tali, rimanevano sempre fedeli ai loro codici morali. Un comportamento il loro di cui oggi si sente sempre di più la mancanza.

 

Arianna Fioretti

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