Centro San Rocco - Interventi

Ethnos e identità nel Piceno Antico
Data pubblicazione : 24/11/2019
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Un commento all'interessante primo incontro del ciclo "Noi, lo straniero" con Giacomo Recchioni. - di Luca Romanelli

La forza di una civiltà non risiede tanto nel sostituirne altre, quanto nella capacità di assimilarne il meglio.

E’ uno dei molti spunti dell’affascinante conferenza tenuta da Giacomo Recchioni, giovane antropologo ed autore del volume “Pikenoi” per i tipi di Andrea Livi, a San Rocco, questo Sabato 23 Novembre. Il video integrale sarà disponibile a breve sul canale YouTube di San Rocco.

 

In tempi di identità brandite come armi e asservite a progetti di potere, la ricerca storica e archeologica, in continua evoluzione, ci mostra come l’Ethnos del popolo Piceno antico si situi nel punto di incontro di molteplici facies e correnti culturali che hanno attraversato il Mediterraneo e l’area balcanica. I ritrovamenti funebri più importanti mostrano insieme oggetti esclusivamente Piceni e provenienti da altre culture, acquisiti attraverso viaggi, commerci e condivisioni di culti religiosi, a testimonianza di come le elite del tempo facessero propri usi e credenze allogeni.

 

Nell’Italia Centrale antica, terra fertile, convivevano molte popolazioni: Etruschi, Umbri, Aborigeni, Liburni, Siculi, Liguri, Pelasgi, Sabini, in continuo movimento ed ibridazione tra loro. Il ver sacrum, la migrazione rituale delle giovani generazioni verso nuove patrie, è un tratto continuo ed universale dell’antichità. Non è un caso, dice Recchioni, che Roma sia nata nel punto geografico di incontro tra l’area etrusca, la più strutturata politicamente, e le mobili popolazioni italiche, attorno ad un accessibile campo boario, l’isola Tiberina.

La morfologia a “pettine” del territorio marchigiano e l’assenza di porti naturali (con l’eccezione di Ancona) ha favorito la dispersione geografica dei nuovi insediamenti ed inibito la nascita di nuclei urbani naturalmente portati all’espansionismo militare. Così dall’antichità troviamo le origini della natura policentrica, comunitaria e mite delle Marche.

 

La ricerca delle tracce di questi movimenti e delle forme di vita umana che li hanno generati si affida a molteplici strumenti: l’archeologia (che deve molto ai reperti funerari), lo studio critico delle fonti, spesso influenzate da motivazioni politiche e visioni mitologiche e, più recentemente, la genetica. Come per le altre scienze, dobbiamo essere sempre pronti a ridiscutere gli stereotipi che tendono a descrivere la storia come successione lineare di civiltà monolitiche in pura opposizione tra di loro. Lo “straniero” era infatti spesso accolto per divenire parte feconda della vita delle comunità antiche.

 

Luca Romanelli, 24 Novembre 2019

 

Intervista a Giacomo Recchioni

Video integrale dell'evento

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