In occasione della celebrazione del 30esimo anno del progetto

30 anni di “Policoro”

La testimonianza di Beatrice Ciavarella, animatrice di comunità senior

26 Febbraio 2026

Il 20 febbraio 2026 a Roma, il Progetto Policoro ha celebrato trent’anni di impegno al fianco dei giovani e del lavoro con il convegno nazionale “Tra memoria e futuro”. E’ stata un’occasione per ripercorrere tre decenni di storia e tracciare nuove prospettive generative insieme a esperti e testimoni.

Di seguito, la testimonianza di Beatrice Ciavarella, di Civitanova Marche, animatrice di comunità

Quando Papa Leone XIV ha detto che noi giovani siamo “il volto bello dell’Italia che non si arrende, non si rassegna, si rimbocca le maniche e si rialza” mi sono sentita chiamata per nome e mi sono commossa, perché dentro quelle parole ho rivisto il mio cammino. Io il Progetto Policoro non l’ho cercato, l’ho incontrato quasi per caso, mentre svolgevo il Servizio Civile Nazionale presso la Caritas di Civitanova Marche. Ero in un momento della mia vita in cui cercavo, senza saperlo, una direzione. Mi stavo avvicinando al mondo del lavoro, alle sue ferite, alle sue ingiustizie, ma anche alle sue possibilità. Quando mi è stato proposto di diventare animatrice, non avevo tutte le risposte. Avevo solo una piccola intuizione nel cuore e non avrei mai immaginato che quella scelta sarebbe stata una svolta nella mia vita. Accettare è stato come dire “si” a qualcosa più grande di me. Quel sì che ha cambiato tutta la mia vita. Papa Leone ci ha ricordato nel suo discorso che la politica, l’economia e il lavoro non si sostengono su leader solitari, ma su relazioni, comunità, legami veri. E io questo l’ho toccato con mano. Negli anni del mio mandato ho incontrato  tantissimi ragazzi. Ricordo i loro volti, le loro paure, i loro sogni pronunciati sottovoce, Alcuni arrivavano scoraggiati, altri arrabbiati, altri ancora semplicemente stanchi di sentirsi dire che “non c’è posto”. Tante storie, tante fragilità, tanti sogni sono passati tra le mie mani. Io sinceramente pensavo di accompagnarli a trovare la loro strada. Ma la verità è che, ognuno di loro ha aiutato me a trovare la mia. E’ stato uno scambio continuo, un cammino condiviso. Ogni storia mi ha trasformata. Ogni incontro mi ha insegnato qualcosa sulla fiducia, sulla pazienza, sulla speranza. Papa Leone XIV ci ha ricordato che nessuno deve rimanere “in panchina”, ed io ho pensato a tutte le volte in cui ho cercato di rimettere le persone in campo. Non l’ho fatto con grandi discorsi ma con ascolto, presenza e piccoli passi concreti. Il Progetto Policoro mi ha insegnato che il lavoro non è solo stipendio. E’ dignità. E’ riscatto. E’ possibilità di restare nella propria terra senza sentirsi sconfitti. E’ dire “no” allo sfruttamento, “no” alle scorciatoie, come ci ha ricordato il Santo Padre parlando del coraggio di scegliere la legalità e il bene comune. Essere animatrice del Progetto Policoro è qualcosa di difficile da spiegare a parole. Non è un titolo. E’ una scelta che richiede consapevolezza, responsabilità e passione. E’ mettersi in ascolto, credere nei sogni degli altri anche quando loro fanno fatica a crederci, seminare speranza anche quando il terreno sembra arido. Il percorso è stato un pezzo della mia vita perché mi ha permesso di scoprire qualcosa di me. Perché mentre accompagnavo i giovani nel loro cammino, dentro di me si faceva strada la consapevolezza di quale era la mia vocazione: di costruire ponti, reti, relazioni per affrontare insieme a gli altri le problematiche della vita ed in particolare del lavoro. Ora so per certo che questo è stato sempre il mio desiderio anche se era nascosto a me stessa; aveva solo bisogno di tempo, di incontri, di fiducia per venire alla luce. Non ero fisicamente presente all’incontro dove il Santo Padre ha parlato a tutti gli animatori, ma con il cuore ero lì. Mi sentivo unita a tutti gli animatori arrivati da ogni diocesi anche perché con il tempo sono diventati non solo colleghi, ma veri amici, compagni di sogni e di battaglie; amici che sono diventati famiglia. Ero lì, con chi ha condiviso insieme a me fatiche, risate, dubbi, sogni. Se è vero, come ha detto il Papa, che quando cresce la vita comunitaria germoglia speranza, allora io posso dire che il Progetto Policoro è stato per me un terreno fertile, non mi ha dato solo competenze, mi ha restituito me stessa. E’ stato un luogo dove ho visto germogliare sogni e speranze negli occhi dei giovani; questa speranza l’ho vista costantemente nei “ce la posso fare” sussurrati con timidezza, l’ho vista nei sogni fragili che diventano possibili; un luogo dove ho visto giovani rialzarsi e rimboccarsi le maniche; un luogo dove anche io sono finalmente rinata. E allora si, Santo Padre, voglio crederci anche io: siamo davvero il volto bello dell’Italia che non si arrende. Perché ogni volta che un giovane ritrova fiducia, ogni volta che
qualcuno scopre il proprio talento, ogni volta che scegliamo la legalità, la comunità, il bene.. lì nasce qualcosa di nuovo. Perché ogni giovane che rimettiamo in cammino è una luce che si accende. E quando si accende la luce, il buio non ha più l’ultima parola. Il Progetto Policoro per me è stato questo: una luce accesa quando dentro era tutto confuso. E oggi lo posso dire con gratitudine e verità, non ho solo aiutato i giovani a trovare lavoro, ho imparato a trovare il mio posto nel mondo. Il Progetto Policoro non è solo un progetto. E’ una chiamata. E’ un pezzo di vita che continua a camminare dentro di me.

Beatrice Ciavarella

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