“Lui vive … e ti vuole vivo”. Questo il titolo della “due giorni” di formazione organizzata dal Servizio di Pastorale Giovanile della Regione Marche per le equipe diocesane di Pastorale Giovanile, vissuta a Senigallia lo scorso 23 e 24 gennaio 2026.
Diciotto ore di fraternità, preghiera, ascolto di esperienze e formazione, che hanno permesso a quanti hanno partecipato di rientrare nelle proprie diocesi con più energia e gioia.
Semplice ma efficace il programma.
Gli arrivi erano fissati per le 19.00 di venerdì 23 gennaio; dopo la sistemazione nelle camere, ci si è organizzati per la cena insieme, che ha favorito la conoscenza fra i membri delle diverse diocesi. Forte ed intenso il momento di preghiera iniziato alle ore 21.30: in cappellina si è vissuto un tempo di silenzio e ascolto della Parola, grazie al quale ciascuno ha potuto consegnare “nella mani del Signore” i propri pesi. La serata si è conclusa con un momento spontaneo di aggregazione grazie alla presenza di giochi da tavola ed una tazza di tisana e dolci per tutti.
Sabato mattino, dopo una ricca colazione, è stato il momento dell’ascolto e della formazione: dalle parole degli incaricati della regione Toscana di Pastorale Giovanile, è stato presentato un focus sui giovani ed evidenziati i rischi e le potenzialità della Pastorale Giovanile. La mattinata si è conclusa con un confronto in sala, con un momento di programmazione di attività a livello regionale e con un pranzo insieme.
Quattro i membri di equipe del Servizio di Pastorale Giovanile dell’arcidiocesi di Fermo presenti, accompagnati dalla responsabile diocesana Keti Stipa.
Di seguito alcuni contributi sull’esperienza vissuta.
“La proposta a Senigallia è stata una bellissima esperienza di formazione ma anche di comunione con persone che lavorano su un fronte comune. Mi ha fatto molto piacere ed è stato utile conoscere nuove persone, scambiare idee e punti di vista in base alle cose che vengono organizzate nelle varie PG. Ho trovato un clima molto accogliente che ha permesso di sentirsi a casa. Un’occasione per prendere spunto su nuove iniziative, migliorare quelle già in cantiere e riflettere su cosa vuol dire essere parte di un’equipe di servizio per la Pastorale Giovanile. Se dovessi riassumere con 3 parole direi: riflessione, formazione/crescita, convivialità”
“Ritengo che l’esperienza vissuta con la PG Marche a Senigallia sia stata particolarmente bella e significativa, una preziosa occasione di incontro, conoscenza reciproca e crescita condivisa. Credo fermamente che momenti come questi favoriscono un cammino comune, che ritengo condizione essenziale per essere realmente efficaci nel mondo dei giovani. Quanto vissuto è stato un concreto aiuto nel servizio diocesano, sotto un duplice aspetto. In primo luogo, l’analisi schietta e realistica dei rischi e delle opportunità legate a questo servizio – senza mascherare le difficoltà e le fatiche che si affrontano quotidianamente – ha attivato in me numerose riflessioni che continuo tuttora ad approfondire. Tali riflessioni sono orientate al desiderio di diventare uno strumento sempre più adeguato alle esigenze dei giovani di oggi: dalla capacità di custodire e accompagnare le loro fragilità, al miglioramento del lavoro di équipe attraverso una più chiara definizione dei ruoli, fino all’attenzione a non cadere nel rischio di trasformarci in un gruppo chiuso ed esclusivo. In secondo luogo, la condivisione dei diversi momenti vissuti insieme – dalla preghiera al gioco – mi ha permesso di conoscere educatori che hanno scelto di dire il proprio “sì” a questo servizio. Da qui nasce il desiderio di promuovere una pastorale diocesana che sappia dialogare sempre più in una dimensione regionale, creando occasioni di incontro tra le diverse diocesi, affinché possano sentirsi parte di un unico cammino, come tasselli di un solo grande puzzle. Tre parole per riassumere questa esperienza non sono semplici, ma per me sono: gioia, condivisione, crescita”
“L’incontro di formazione rivolto ai responsabili diocesani e alle équipe di pastorale giovanile delle Marche è stato un tempo intenso e prezioso, ed ha avuto la capacità di rimettere a fuoco il senso profondo del nostro servizio e le responsabilità che esso comporta. È emersa con chiarezza l’importanza di prendersi cura di sé e della propria fede come condizione necessaria per continuare a servire con autenticità. Nel nostro ruolo di servizio e di accompagnamento è fondamentale essere consapevoli che non dobbiamo portare i pesi da soli: siamo chiamati a mantenere uno sguardo libero e fiducioso, senza lasciarci schiacciare dal peso delle scelte e delle attese, ricordando che abbiamo un Padre che cammina con noi e sostiene il nostro cammino. Affinché il servizio pastorale giovanile sia fecondo e possa crescere, è fondamentale riconoscere e valorizzare i ruoli all’interno di ogni equipe, insieme alle diverse competenze e diversi carismi. Ruoli chiari, mettersi in dialogo permettono di lavorare con maggiore unità e fecondità, evitando sovrapposizioni e solitudini. Il gioco di squadra si conferma così essenziale: essere responsabili nel servizio significa anche saper ascoltare, aprire spazi di confronto, mantenere uno sguardo attento, a largo raggio ed essere a mettersi in gioco. Solo un’équipe che cammina unita può accompagnare davvero i giovani e sostenere chi opera nei diversi contesti. Le 18 ore di formazione, pur nella loro intensità, hanno rafforzato i pilastri di una pastorale giovanile solida e condivisa. Il clima di fraternità, gioia e amicizia che si è creato ha ricaricato le energie per vivere il servizio con maggiore consapevolezza e rinnovata passione. Tre parole per riassumere: Affidamento – Consapevolezza – Passione”




