In occasione della Giornata dei Missionari Martiri - 24 marzo 2026

“L’amore è più forte della morte”

Il racconto della Veglia di Preghiera diocesana per i Missionari Martiri

25 Marzo 2026

È stato un intenso momento di raccoglimento, preghiera e riflessione quello celebrato la sera del 24 marzo scorso nella chiesa dei SS. Pietro, Paolo e Donato a Corridonia. La comunità, insieme all’Arcivescovo Pennacchio, ha celebrato la Veglia di preghiera diocesana per i Missionari Martiri proprio in occasione a loro dedicata.

Canti, preghiere e momenti di meditazione silenziosa si sono alternati alla lettura di brani di omelie di Papa Francesco e Papa Leone XIV: “la loro è una speranza disarmata. Hanno testimoniato la fede senza usare le armi della forza e della violenza, ma abbracciando la debole e mite forza del Vangelo” (Papa Leone XIV – 14/09/2025).

Anche Mons. Pennacchio, durante l’omelia, si è soffermato sull’amore per gli altri come scelta comune a tutte le persone che hanno poi affrontato il martirio, a partire da San Romero, di cui ricordiamo l’anniversario della morte. Nessuno ha scelto il martirio, ma sono rimasti fedeli alla missione che lo Spirito ha affidato loro anche di fronte alle possibili conseguenze. Altro tema ricordato dall’Arcivescovo è il ripudio della violenza e della guerra fatta in nome di Dio, richiamando le parole di Papa Leone che, anche in questi giorni, ha preso le distanze da chi si ritiene investito da autorità divina per condurre guerre e violenze.

Il tema della guerra è risonato fortemente anche nella testimonianza di Gianrenato Riccioni, Medico e Volontario AVSI, che insieme alla moglie Maria Letizia Spalletti, negli anni 80 e 90 hanno vissuto in Uganda, affiancando i Missionari Comboniani nel loro lavoro pastorale e sanitario. Ha raccontato la sua esperienza di medico nel mezzo di una sanguinosa guerra civile che ha martoriato il Nord dell’Uganda in quegli anni ed ha graficamente descritto l’esperienza dei bambini soldato arruolati a forza dopo essere obbligati, pena la vita, ad uccidere i genitori.

Mentre veniva fatta memoria dei 17 martiri uccisi nel 2025 e di Padre Pierre El Raii ucciso in Libano nel 2026, sono state deposte 5 candele accese davanti all’altare, simbolo della speranza che queste morti hanno acceso in tutti i Continenti perché come dice Gesù a Marta “chi vive e crede in Me non morirà in eterno” (Giovanni 11, 27).

La celebrazione si è conclusa con un pensiero ai bambini, prime vittime di violenze e guerre oggi così consuete, ricordando, uno per tutti, Abish Masih, bambino pachistano ucciso in un attentato contro una Chiesa Cattolica che aveva scritto sul suo quaderno “making the World a better place” (rendere il Mondo un posto migliore).

Sta a noi raccogliere i sogni dei bambini ed “essere insieme lievito di un’umanità pacifica e fraterna” (Papa Leone XIV).

 

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