Si è svolta domenica 22 marzo 2026 a Loreto l’assemblea regionale dei catechisti delle Marche, dedicata al tema “Avvenga per me secondo la tua Parola”. Un appuntamento partecipato, che ha visto la presenza di circa quattrocento catechisti provenienti da tutta la regione, uniti dal desiderio di approfondire il significato e la responsabilità del proprio servizio.
La giornata si è aperta con un momento di preghiera comunitaria, tra canti, la lettura del Salmo 39 e del Vangelo secondo Luca 1, 26-38 (l’Annunciazione), seguiti dalle invocazioni a Maria e dalla recita del Padre Nostro. Un clima raccolto e intenso ha introdotto i lavori, sottolineando fin da subito la dimensione spirituale dell’incontro.
A portare i saluti iniziali è stato Monsignor Franco Manenti, delegato per il servizio della catechesi, che ha espresso gratitudine verso tutti i catechisti per l’impegno e la passione con cui si dedicano all’evangelizzazione. A seguire, don Emanuele Piazzai, delegato regionale per la catechesi, ha evidenziato il valore della collaborazione e della condivisione, ricordando come “nessuno porta il peso da solo” e sottolineando il bisogno, da parte dei catechisti, di essere accompagnati nel loro cammino.
Il cuore della giornata è stato l’intervento del relatore Paolo De Martino, insegnante di religione, diacono, scrittore e autore del blog La Parola Spezzata per te. La sua riflessione si è concentrata sulla vocazione del catechista, riletta alla luce della figura di Maria e dell’episodio evangelico dell’Annunciazione.
Attraverso esempi concreti e momenti di riflessione, De Martino ha sottolineato come la vocazione sia innanzitutto un dono gratuito di Dio, che irrompe nella quotidianità senza preavviso. Proprio come Maria, anche il catechista è chiamato senza meriti particolari, spesso in modo inatteso, a mettersi al servizio degli altri. “Dio fa tutto facendo fare tutto” cita De Martino: Dio ha bisogno di me. Maria non si era preparata ma è stata chiamata!! Un passaggio significativo ha riguardato il tema della fragilità: Dio sceglie persone semplici e imperfette per realizzare il suo progetto. Ne sceglie dodici: uno peggio dell’altro a cominciare da Pietro che ha la capacità di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato, Giacomo e Giovanni 12 ignoranti! In questo senso, la vocazione del catechista non si fonda sulle capacità personali, sui meriti ma sulla disponibilità a lasciarsi guidare. Maria è piena di grazia, non è piena di meriti. Dio irrompe nella normalità della vita: il catechista è dentro la sua quotidianità, immerso nel caos dei suoi mille impegni. Dio non cambia la nostra vita, prosegue De Martino, ma la trasforma. Dio trasforma qualcosa già dato. Dio ha bisogno di catechisti “inutili” ovvero “senza utilità” che con gratuità si mettono a servizio.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del turbamento vissuto da Maria nel momento dell’annuncio. Il Vangelo è bella notizia ma la chiamata crea turbamento. “Non temere”, l’invito ricorrente nel Vangelo, è un messaggio centrale per i catechisti, chiamati a vivere la propria missione con fiducia e speranza. Non temere dice l’angelo a Zaccaria perché le sue preghiere sono state ascoltate, non temere dice a Giuseppe di prendere con sè Maria, non temere dice ai pastori perché è stata annunciate una grande gioia, non temere dice a Maria davanti al sepolcro. 365 volte nella Bibbia: ogni giorno dovremmo sentire l’eco di Dio che ci dice “non temere” non sei solo. Tutte le chiamate si appoggiano su una Presenza.
Secondo il relatore, il catechista non è un semplice trasmettitore di informazioni, ma un testimone capace di rendere visibile, attraverso la propria vita, la “bella notizia” del Vangelo. La credibilità dell’annuncio passa infatti dalla coerenza quotidiana. La catechesi, continua il relatore, è frutto di una grazia che passa attraverso la nostra debolezza: il mondo è già stato salvato noi siamo chiamati a vivere “da salvati” e ad accogliere. Maria non conosce i dettagli, non ha garanzie ma si fida e si affida a Dio: non scappa di fronte a ciò che non comprende.
La mattinata si è conclusa con l’invito a vivere la catechesi come cammino, sull’esempio di Maria che, dopo l’annunciazione, si mette in viaggio. Un’immagine di una fede concreta e vissuta con felicità nelle situazioni. Un forte e accorato invito a rileggere le Beatitudini come fonte di felicità nella realtà quotidiana e ad essere santi nella banalità delle nostre giornate.
Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda che ha visto protagonisti tre vescovi della regione Marche: monsignor Gianpiero Palmieri, monsignor Franco Manenti e monsignor Sandro Salvucci. Al centro del confronto, il ruolo della catechesi in un contesto profondamente mutato e le sfide che attendono le comunità ecclesiali.
Uno dei temi è stato quello della cosiddetta “ossessione dei numeri”: comunità sempre più ridotte e la necessità di ripensare le priorità. Monsignor Palmieri ha sottolineato come il compito della Chiesa non possa limitarsi alla dimensione catechetica, ma debba assumere un carattere iniziatico, mettendo al centro l’esperienza comunitaria. L’obiettivo, ha ribadito, è manifestare la bellezza di essere comunità, prima ancora dell’organizzazione delle attività.
Sul profilo del catechista si è soffermato monsignor Manenti, rispondendo alla provocazione su una figura, quella del catechista, sempre più complessa, quasi “un unicorno”. Richiamando le parole di papa Francesco sul cambiamento d’epoca, ha evidenziato come le comunità oggi non si identificano più nel territorio e sono segnate da un profondo individualismo e relazioni più fragili rispetto al passato. In questo scenario, diventa fondamentale riscoprire la centralità dell’Eucaristia e ripensare forme di vita comunitaria più raccolte e significative. Il catechista deve soprattutto essere testimone del Vangelo, capace di parlare a destinatari profondamente cambiati. Tra le prospettive, anche quella di valorizzare la dimensione familiare, ipotizzando catechisti “di coppia”.
Monsignor Salvucci ha invece posto l’attenzione sul rapporto con giovani e adolescenti, partendo da un dato significativo: solo una minima percentuale riconosce nel catechista o nel parroco una figura determinante nella propria vita. Attraverso riferimenti culturali e personali, ha evidenziato l’importanza della passione e del coinvolgimento nell’incontro educativo. Citando lo scrittore Eraldo Affinati, ha descritto l’educatore non solo come colui che passa le consegne da una generazione all’altra ma condivide insieme parole e azioni, sottolineando che la testimonianza passa prima di tutto dalla vita. Non si tratta di essere dei “seminatori”, solo Dio fa crescere, ma agricoltori che collaborano con un’opera più grande.
Nel dibattito è tornato anche il tema del superamento del modello tradizionale di catechismo. Ancora Palmieri ha ribadito la necessità di puntare sull’esperienza concreta di comunità, indicando la direzione verso nuove forme di catechesi fondate sulla testimonianza e sulla passione.
Un passaggio particolarmente incisivo è stato offerto da monsignor Manenti, affrontando il tema della fuga degli adulti dalla fede. Più che la secolarizzazione, ha spiegato, la vera emergenza è la perdita della consapevolezza di sé e la frammentazione dell’identità umana. In questo contesto, il cristiano adulto è chiamato a rendere visibile la propria scelta di vita, offrendo un riferimento concreto e credibile.
Infine, monsignor Salvucci ha risposto alla diffusa sensazione di solitudine vissuta da molti catechisti, suggerendo la visione di un video presente su you-tube di don Andrea Lonardo che risponde pienamente a questo interrogativo.
Ai catechisti non viene chiesto l’impossibile ma solo l’essenziale della fede che deve essere professata, celebrata, vissuta e pregata. I catechisti sono chiamati a ricucire le relazioni per fare esperienza cristiana che non si esaurisce solo al catechismo ma nella vita.
L’assemblea di Loreto si è confermata un importante momento di incontro e formazione, capace di rafforzare nei partecipanti la consapevolezza del proprio ruolo e di rilanciare il ministero del catechista.






