Martedì 1° settembre 2026 a Cingoli verrà ricordata la figura del vescovo-martire Enrique Angelelli, beatificato il 27 aprile 2019.
I genitori erano entrambi marchigiani. La madre era di Cingoli, il padre di Montegiorgio.
Nella chiesa di San Filippo Neri alle ore 18,30 vi sarà la Santa Messa.
A seguire Anselmo Palini, autore di un libro su Enrique Angelelli pubblicato dall’editrice Ave di Roma, ne presenterà la figura.
Nella quarta di copertina del libro di papa Leone “Disarmata e disarmante. La pace è un dono”, uscito da pochi giorni (per la Libreria Editrice Vaticana), è riportato questo breve testo del Pontefice: “La pace si edifica con la verità. La pace cerca testimoni. La pace ha bisogno di speranza. Ciascuno faccia della pace la causa della propria vita”. Un testimone di pace quanto mai attuale è certamente Enrique Angelelli, indicato come la “voce dei senza voce”, il “difensore dei poveri e degli oppressi”, “il Romero dimenticato”. Enrique Angelelli è stato assassinato con un falso incidente stradale in Argentina 50 anni fa, il 4 agosto 1976.
Enrique Angelelli Carletti nasce in una modesta casa alla periferia di Córdoba il 17 luglio 1923. I suoi genitori, Juan Angelelli e Celina Carletti, sono immigrati italiani originari delle Marche: il padre, Juan Angelelli, è nato a Montegiorgio, in provincia di Ancona, il 13 dicembre 1896 e all’età di 15 anni è emigrato in Argentina. Celina Carletti, la madre, invece è nata a Cingoli, in provincia di Macerata, e con la famiglia è poi emigrata in Argentina. Juan e Celina si conoscono nel paese latinoamericano e qui si sposano, andando ad abitare alla periferia di Córdoba, nella zona chiamata “Camino Rodriguez del Bustos”, in una modesta abitazione costruita da Juan, con pareti di fango e tetto di paglia.
Angelelli è stato uno dei principali riferimenti per l’allora giovane superiore dei gesuiti, Jorge Bergoglio. Durante l’omelia nella celebrazione del 4 agosto 2006 a La Rioja, per il 30mo anniversario dell’assassinio del vescovo, Jorge Bergoglio, divenuto nel frattempo cardinale e arcivescovo di Buenos Aires, ha osservato che Angelelli è stato «un uomo innamorato del suo popolo, che accompagnava nel cammino, fin nelle periferie, quelle geografiche e quelle esistenziali. È stato testimone della fede spargendo il suo sangue», per aggiungere poi che «ha avuto come riferimento soltanto il Vangelo, con il commento della sua vita». Una fraterna amicizia univa anche il vescovo Angelelli a fratel Arturo Paoli, che per un certo periodo ha vissuto nella diocesi di La Rioja con la propria comunità di Piccoli Fratelli, prima di fuggire all’estero perché era nella lista delle persone che i militari al potere volevano eliminare.
Angelelli, i cui genitori erano immigrati italiani originari delle Marche, viene ordinato sacerdote il 9 ottobre 1949 a Roma, dove era stato inviato a completare gli studi di teologia e dove nel 1951 ottiene la licenza in Diritto Canonico all’Università Gregoriana. Ritornato nel suo paese, si trova di fronte ad una situazione caratterizzata da gravissimi squilibri socio-economici e da una sempre maggiore presenza dei militari. Nel dicembre 1960 viene nominato vescovo ausiliare di Cordoba e in seguito titolare di La Rioja. La partecipazione al Concilio lo segna profondamente: si rende conto che la Chiesa di aprirsi al mondo e ai suoi problemi, portando un annuncio di speranza e di liberazione. Tra l’altro poco prima della conclusione del Concilio mons. Angelelli è tra la cinquantina di vescovi che firmano, su iniziativa di Helder Camara, il “Patto delle Catacombe”, impegnandosi per una Chiesa povera e a servizio dei poveri.
Dopo il Concilio la voce del vescovo Enrique Angelelli si leva ben presto alta e forte in Argentina in difesa del proprio popolo sfruttato dai grandi latifondisti e sempre più vittima della repressione militare. All’indomani del colpo di Stato del 24 marzo 1976 lo scontro con i militari diviene frontale: Angelelli non può accettare di assistere in silenzio ai massacri, ai rapimenti, alle torture. Divenuta scomoda, la sua voce viene messa a tacere per sempre.
Mons. Angelelli è stato beatificato il 27 aprile 2019 in Argentina, unitamente a due sacerdoti e a un laico della sua diocesi assassinati poche settimane prima di lui,
Enrique Angelelli è stato un martire del Concilio, obbediente a Dio e servitore disinteressato del suo popolo. In lui si perseguitò la Chiesa che aveva rinnovato la sua fedeltà al Vangelo e, di conseguenza, la scelta preferenziale per i poveri e gli oppressi.
Papa Leone nell’enciclica “Magnifica Humanitas” ha citato il sacrificio di Enrique Angelelli. Lo ha fatto nel paragrafo 125 dove ha scritto: “Accanto a questi segni pubblici, vi è una trama più nascosta ma decisiva: le comunità religiose, che scelgono luoghi poveri e pericolosi; i martiri della fraternità e della giustizia, come San Massimiliano Maria Kolbe, Sant’Oscar Romero e il beato Enrique Angelelli, insieme a testimoni che hanno incarnato, in condizioni dure e spesso disumane, la speranza del Vangelo e la dignità dell’uomo, come il venerabile Francois Xavier Nguyen Van Thuan”.
L’appuntamento per conoscere maggiormente questo grande testimone di fede e di giustizia è dunque a Cingoli per martedì 1° settembre 2026.


