Il pensiero dell'Arcivescovo Pennacchio

15 agosto: Cavalcata e Solennità dell’Assunta

1 Agosto 2026

È di questi giorni la notizia della decisione del Consiglio di Cernita (nel quale l’Arcidiocesi è presente con un suo rappresentante) di ridimensionare nel numero la partecipazione dei figuranti al corteo che il 15 agosto al primo pomeriggio porta il Palio al “campo di gara”, e che precede la corsa dei cavalli. Non entro nel merito della decisione presa perché, a mio parere, essa non pregiudica la dimensione più squisitamente spirituale e mariana della festa.

Tale precisazione si rende necessaria perché in un comunicato da parte di un comitato di recente costituzione, si ipotizza la consegna all’Arcivescovo di uno stendardo riportante l’Assunta al termine di una processione organizzata, quasi a recuperare ciò che sembrerebbe sottratto alla dimensione religiosa della festa.

Mi preme invece evidenziare come il primo momento qualificante la Solennità dell’Assunta, soprattutto dal punto di vista religioso, è, com’è noto, il corteo che porta il popolo fermano a raggiungere la cattedrale partendo dalla porta di Santa Lucia, e che da qualche anno si svolge la sera del 14 agosto, primi vespri della Festa. Ispirandosi a ciò che viene raffigurato nel Messale de Firmonibus, le dieci contrade convergono in cattedrale, in un clima di preghiera e di festa, offrendo doni alla Vergine, segno della personale consacrazione a Maria.

Il solenne pontificale del 15 agosto, che ha una genesi ancora più antica, è il culmine della dimensione spirituale della festa. Nell’eucaristia, nella fraternità, nella comunione, infatti, si mette alla prova l’autenticità della fede in Cristo e della devozione a Maria. È un momento al quale invito davvero tutto il popolo fermano a partecipare, perché non può dirsi viva la nostra fede senza l’ascolto della Parola e la partecipazione all’Eucaristia.

La proposta di organizzare una processione mariana mi lascia perplesso per la vena polemica che traspare dal comunicato diffuso e per la pressione che intende esercitare sul vescovo perché la ratifichi. La devozione mariana del nostro popolo non può essere usata come strumento divisivo, la comunione è un valore più grande delle forme esteriori della religiosità.

Se è vero che la Cavalcata è antichissima nelle sue origini, le forme attuali del suo svolgersi hanno radici recenti, a causa delle frequenti interruzioni che nella storia si sono succedute, prima del 1982. Essendosi ripresa la tradizione della festa da poco più di quarant’anni, probabilmente viviamo ancora una fase di comprensione dell’essenziale di questa grande ed importante manifestazione.

Confido che, passata la festa, con una maggiore serenità e nei tempi giusti, se ci sarà qualcosa da migliorare o correggere, possa proseguire in modo pacato la riflessione su come vivere un’autentica devozione mariana nel rispetto della storia della Cavalcata.

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