Concluso l’Anno Santo 2025. La riflessione di don Osvaldo Riccobelli

don Osvaldo Riccobelli, Delegato Diocesano per il Giubileo 2025

8 Gennaio 2026

Ora che l’Arcivescovo ha concluso l’Anno Santo 2025 in Diocesi (il 28 dicembre scorso) e il Santo Padre lo ha fatto per tutta la Chiesa nella Solennità dell’Epifania qualche giorno fa, permettetemi una riflessione su questo tempo trascorso e su qualche piccolo frutto che possiamo sperare e già intravvedere  per il futuro.

Credo che compito di un Giubileo sia offrire ai credenti un kairos prezioso: un tempo opportuno per una conoscenza più limpida del Signore Gesù, per intensificare un rapporto personale con Lui, per rinvigorire la nostra connessione vitale al suo amore. In questi mesi abbiamo provato a lasciare da parte immagini sbiadite e consuetudini stanche (che sovente accompagnano esperienze come l’Anno Santo), per orientarci a Cristo nella sua verità: uomo autentico e vicino alla nostra storia, Verbo eterno del Padre fatto carne (cfr. Gv 1,14), unico Salvatore che dona speranza incrollabile di vita eterna. Questo cammino ha animato l’intero Anno Santo, un dono indelebile nella memoria di tutti noi (soprattutto per i 3844 credenti che hanno vissuto il Pellegrinaggio a Roma, guidati dal nostro Arcivescovo, lo scorso 15 Marzo: lo ha ricordato anche Mons. Arcivescovo chiudendo l’Anno Giubilare in Cattedrale).

Quando due anni orsono, mi fu chiesto di occuparmi del Giubileo ordinario, fui persuaso sin da subito che, per poter affrontare la fatica organizzativa, sarebbe stato necessario che, prima di tutto (e di tutti), dovessi io stesso compiere un itinerario spirituale forte… e che il mio servizio non si limitasse solo a offrire un supporto logistico a Parrocchie e Gruppi  e liturgico per le varie celebrazioni particolari, ma cercassi, per il mio incarico da svolgere, una caratura più adeguata! Per questo, per attraversare questo Giubileo della Speranza, scelsi allora di lasciarmi ispirare da una donna che, più di altre, ha vissuto la potenza trasfigurante dell’amore di Gesù: Maria di Magdala (e mi permetto di condividere con voi il racconto e le motivazioni di questa mia scelta).

In lei, “Apostola degli Apostoli”, ho trovato un modello luminoso e un sostegno per me e per il cammino che la nostra Chiesa Diocesana era chiamata a compiere anche attraverso il mio servizio.

Ho pensato a lei, Maria…una donna guarita e liberata dal Signore, discepola appassionata fino alla croce, prima testimone della Risurrezione, “donna dell’alba”, custode di speranza nell’oscurità…mi è sembrata una guida adeguata per affrontare spiritualmente il lavoro che mi stava davanti, sia per il significato profondo dell’Anno Santo, sia per la testimonianza che a me e alla Chiesa, una donna così, poteva regalare…

Sullo sfondo della sua figura, quindi, ho voluto rileggere il gesto dell’unzione di Betania per trovare la chiave interpretativa del mio (del nostro) tempo giubilare. Quella donna  (che tradizioni antiche hanno talvolta accostato proprio a Maddalena) versa sui piedi del Signore un profumo prezioso: un gesto sorprendente e gratuito che Gesù annuncia come memoria permanente (cfr. Mc 14,9).

Oggi, alla fine del Giubileo, quel gesto risplende come una professione di speranza audace e concreta: quella che nasce da un amore che non trattiene nulla, che osa e dona tutto, profumando la casa anche quando intorno regnano incomprensione e dubbio.

Durante l’Anno Santo, con lei, sono entrato (e siamo entrati) nella “sala del convito” del nostro tempo, con le sue guerre ancora in corso, con le sue fatiche sociali, le inquietudini e le ferite aperte. In questo contesto fragile, la figura di Maria di Magdala è stata per me più che mai necessaria. Lei, che ha sperimentato la misericordia che rialza, che ha amato col coraggio dell’eccesso, che non ha temuto lacrime e tenebre, che ha udito per prima il proprio nome pronunciato dal Risorto: da lei ciascuno ha potuto imparare (ed io personalmente ho voluto imparare) a vivere il Giubileo con fede ardente e passo deciso.

Molti credenti, ispirati da questa donna, hanno spezzato il loro “vaso di alabastro”: donando tempo, energie, ascolto, perdono, servizio. In molti luoghi, la casa si è riempita del profumo della speranza, quella speranza che non si esaurisce né si lascia soffocare da giudizi o paure.

Non sono mancate perplessità e resistenze in quest’anno (come accadde, peraltro, attorno al tavolo di Betania) ma il Signore continua ancor oggi a ripetere:  “Lasciala stare!”  (cfr. Gv 12,7). Una parola che difende il dono libero, il gesto sincero, il passo di chi spera contro ogni speranza.

Ora che il Giubileo è concluso, non riesco ad archiviare tutto quel che ho vissuto (e che in tanti abbiamo sperimentato nel Pellegrinaggio Diocesano a Roma del 15 Marzo scorso, nella preparazione remota e prossima dei tanti “giubilei di categoria” vissuti in Diocesi, nelle innumerevoli telefonate di parroci e gruppi per avere indicazioni e aiuto per organizzare i rispettivi pellegrinaggi alle Basiliche Papali…), ma sono (e, forse), siamo sollecitati a dare inizio al tempo della continuità: la speranza non deve affievolirsi, ma essere custodita, alimentata e testimoniata.

Voglio contemplare, pertanto, il Signore con la stessa passione di Maria di Magdala, che non si sottrasse al buio del Calvario e, per questo, divenne la prima ad accogliere la luce pasquale. La sua voce che proclama: “Ho visto il Signore!”  (cfr. Gv 20,18) è l’eredità più bella del nostro Giubileo.

In Maria di Magdala vediamo l’immagine della Chiesa che desideriamo: una Chiesa guarita e liberata dal Signore, fedele fino alla fine, che non teme giudizi, capace di amare con il profumo intenso della speranza…senza mediocrità. Alla luce di questo Anno Santo risuonano in me continuamente le parole di Marco: “E fremevano contro di lei. Allora Gesù disse: Lasciala stare; perché le date fastidio? Ella sta compiendo per me un bel lavoro”  (Mc 14,6).

Così abbiamo vissuto questo Giubileo: è stato realmente un “bel lavoro” di speranza! Guidati dalla fede ardente di Maria di Magdala. Ora lo affidiamo ai giorni che verranno, perché continui a illuminare la vita di ciascuno e a riempirla di quel profumo intenso di Grazia e di Vangelo che non svanisce.

don Osvaldo Riccobelli, Delegato Diocesano per il Giubileo 2025

 

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