Organizzata dal Rinnovamento nello Spirito Santo delle Marche

Giornata Regionale di Fraternità delle Famiglie

Il racconto di Vincenzo Vallese e Amalia Gasparrini, delegati Regionali per l’Ambito Evangelizzazione Famiglie

7 Settembre 2026

Pochi scatti fotografici raccontano meglio di molte parole la festosa giornata regionale di fraternità delle famiglie, organizzata dal Rinnovamento nello Spirito Santo delle Marche, che si è svolta a Matelica il 30 agosto 2026.

Volti illuminati dalla gioia di stare insieme sotto lo sguardo del Signore in un luogo storico per la fede dell’entroterra marchigiano, il Monastero delle clarisse e il Santuario della Beata Mattia.

La preghiera comunitaria carismatica ha aperto la giornata e, dopo l’invocazione dello Spirito Santo, il Signore ha donato a questo piccolo popolo di circa centoquaranta persone, convenuto da diverse città dal nord al sud delle Marche, la benedizione del libro dei Numeri 6,24-26: “Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il Suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il Suo volto e ti conceda pace”. Ciascuno dei presenti ha ricevuto la benedizione da Dio e l’ha subito donata al fratello o alla sorella che aveva a fianco sulle note del canto Shalom. Con questa Parola profetica è’ stato il Signore stesso a introdurre il tema della pace e con essa ha anche dato conferma al piccolo gesto che abbiamo compiuto: da un cestino ognuno ha preso un bigliettino con il nome di una delle tredici diocesi marchigiane, così che la preghiera di pace si irradierà da Matelica su tutta la nostra regione. È questo l’impegno preso da tutti i presenti per i giorni a venire.

Padre Pietro Maranesi, docente della Pontificia Università Antonianum e dell’Istituto di Scienze Religiose di Assisi, teologo e studioso del francescanesimo, ha dato sostanza alla parola pace, come emerge dai Vangeli e dagli scritti di Francesco d’Assisi. È praticamente impossibile riassumere in poche righe la relazione brillante e avvincente di Padre Pietro. Ve ne riportiamo di seguito brevissimi stralci, che offriranno ai lettori spunti per approfondire.

“Nel vangelo di Giovanni al capitolo 20 Gesù risorto incontra i discepoli è li saluta con la pace. Gesù si presenta ai discepoli mostrando con i piedi e le mani forate, come un debole, uno che ha subito la violenza. Li incontra a casa, un luogo di paura, di smarrimento. La pace di quella gente è ritrovare Lui. La presenza di Gesù costituisce la pace, un’identità ritrovata. Quindi Gesù dà loro una missione, se mi appartieni, allora ti mando. Ricevete lo Spirito, lo Spirito di Gesù, i sentimenti di Gesù, il Suo carattere. Chi ha ricevuto l’identità, l’appartenenza, è capace di fare un regalo, è capace di per-dono. Tu che hai avuto il dono della mia presenza, sei capace di dono. Il senso è che, se non perdoneremo, la vita rimane tribolata.

Nel vangelo di Luca al capitolo 10, Gesù dà ai discepoli il mandato ad andare come agnelli in mezzo ai lupi. E’ una metafora determinante. Non portate né borsa, né sandali. Sta a significare: non abbiate strumenti, né strategie. Un agnello davanti a un lupo non ha strategie, se non essere lì davanti a lui.

Il messaggio di Gesù è che la debolezza è la via unica per interrompere il dramma violento della forza, della contrapposizione, dell’armamento, dell’angoscia delle relazioni in cui l’uno ha paura dell’altro.

Il Vangelo ci parla di umanità; quell’umano che è Gesù Cristo, che dopo aver subito la violenza non carica i discepoli di un impegno di vendetta. Il frutto della risurrezione è che gli uomini hanno capacità di credere alla pace. Potranno cambiare il mondo? Forse no. Eppure, come il sale, potranno essere perdono in questo mondo.

Francesco ribadisce tutto questo.

Il Testamento nel versetto 23 contiene il saluto di pace che dà titolo all’incontro di Matelica ed è ciò che è considerato prezioso nella vita di Francesco. Questo versetto chiude la parte delle memorie e la parte della fraternitas, perché Francesco parla di sé, poi parla dei compagni che si unirono a lui nel 1208 prima dell’approvazione della prima Regola, “perché vivessimo secondo la forma del santo Vangelo”, e racconta gli elementi del loro vivere insieme. Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: Il Signore ti dia pace!. Francesco riprende quello che Gesù aveva detto ai discepoli. Il perché dell’annuncio del Vangelo è creare la pace, un annuncio che potesse guarire, che regalasse salute-salvezza. Il Vangelo di Francesco e dei frati non era quello della minaccia, dell’inferno come parola determinante, ma il vangelo del bene e della consolazione.

Francesco precisa che l’annuncio della pace è efficace, se siamo uomini poveri, lieti della semplicità, capaci di alzare gli occhi verso il cielo per lodare Dio, in una dimensione di sottomissione e semplicità tra la gente e uomini che lavorano.

Il mandato alla pace entra nella Regola del 1223 al capitolo terzo nel quale sono contenuti cinque aggettivi richiamati nel Testamento. “Consiglio, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole, né giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti”. Per capire questo testo, occorre tornare a quando Francesco va in Terra Santa nel 1219 dal Sultano. Il Sultano lo ospita con gratuità e lo ascolta. Inizia un dialogo nel rispetto dell’altro; nessuno si è convertito. Sono diventati amici.

Per finire, un accenno alla bellissima Lettera a un Ministro con le esortazioni a chi era chiamato a garantire la pace in una comunità.

Al termine della relazione, l’uditorio si è suddiviso in dieci tavoli di condivisione e ha sviluppato gli spunti di riflessione proposti dal relatore sulla pace, intesa come modo di sentire e come modo di agire, un tempo fruttuoso sia per riflettere sia per conoscersi.

Dopo il pranzo nel giardino del monastero, la sorella clarissa Rosa Maria ci ha raccontato la storia della Beata Mattia Nazarei, nata a Matelica nel 1253, lo stesso anno in cui nasce al cielo Chiara di Assisi, quasi il segno di un ideale passaggio di testimone tra le due donne. Proprio nel bellissimo Santuario riposa sotto l’altare il corpo incorrotto della Beata Mattia.

Al termine del toccante racconto, nel Santuario stracolmo, Padre Pietro Maranesi ha celebrato la santa messa, che è stata animata con i canti gioiosi del Rinnovamento nello Spirito Santo da alcuni componenti della corale regionale.

La giornata si è conclusa con la visita nel centro storico di Matelica. Due volontari della Proloco di Matelica ci hanno guidato nel Teatro Piermarini e nelle terme romane sottostanti e infine ci hanno invitato a replicare intorno alla fontana della centralissima Piazza Enrico Mattei i sette giri di corsa che nel Medioevo facevano coloro che erano falliti. Al compimento dei sette giri, le guide ci hanno consegnato la “patente da mattu” firmata dal Sindaco di Matelica.

E’ un piccolo dono simbolico che ci siamo portati a casa. Esso assume anche il senso che per costruire la pace dobbiamo essere un po’ folli!

Ringraziamo Luigi Mattioli, Coordinatore Regionale del RnS Marche, presente con la sua famiglia a Matelica in questa giornata di grazia, il Consiglio Regionale del RnS delle Marche che ha reso possibile questo incontro e tutti coloro che hanno partecipato!

 

Vincenzo Vallese e Amalia Gasparrini – Delegati Regionali per l’Ambito Evangelizzazione Famiglie – RnS Marche

 

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