Fermo, 25 marzo 2026
Solennità dell’Annunciazione
Carissimi fedeli,
la Settimana Santa è la più importante dell’anno liturgico perché ci porta alle soglie del mistero centrale della nostra salvezza. Anche noi, come la donna samaritana, il cieco nato, Lazzaro e le sue sorelle, siamo stati accolti da Cristo nelle nostre fragilità e proprio in quelle sofferenze Cristo ci ha incontrati ed accompagnati a credere in Lui come Salvatore.
La Grande Settimana si apre con la Domenica delle Palme; siamo invitati a seguire esultanti Gesù, re di pace, nell’ingresso a Gerusalemme e, soprattutto ad accompagnarlo nel cammino della croce, che vivremo nel lungo racconto della passione. I rami di ulivo sono il segno della riconciliazione e della pace che Cristo ci ha procurati con la sua morte e risurrezione. Questo gesto insieme semplice e denso di significato dice, specialmente in questi giorni un impegno preciso: laddove, nel mondo, interi territori sembrano sopraffatti dalla distruzione della guerra, i cristiani non si stancano di essere artigiani di pace e di concordia, a partire dalle proprie famiglie.
Nei primi giorni della settimana i vangeli ci conducono nel dramma delle ultime ore di Gesù, quelle che preludono al tradimento, quasi a metterci in guardia da una fede superficiale, che vacilla e a volte soccombe perché fatica ad accettare la logica della croce.
La Messa crismale, che in diocesi celebriamo il mercoledì sera, è una vera e propria giornata sacerdotale, dedicata non solo ai presbiteri e ai diaconi ma a tutto il popolo di Dio, senza distinzione, che è “stirpe eletta, regale sacerdozio, nazione santa”. La consacrazione del crisma e la benedizione degli olii evocano la dignità di tutti i battezzati e i sacramenti che accompagnano la vita dell’uomo e la santificano. In questa circostanza, assume significato la rinnovazione delle promesse dei presbiteri intorno al vescovo, che mostra come il loro ministero è orientato, nella comunione, al servizio del popolo di Dio. Non ringrazieremo mai abbastanza il Signore per le vocazioni e i ministeri che arricchiscono e servono la Chiesa.
Il Triduo è il culmine del mistero pasquale. Ci commuove il Maestro che lava i piedi ai discepoli, istituendo l’Eucaristia; lui, il Risorto ci racconterà la sua passione, nella quale leggiamo il dolore e i mali che gravano sull’umanità, perché la passione del Signore continua nella storia degli uomini, fino alla drammatica esperienza della morte. Il Triduo, nella bellezza di un’unica, grande celebrazione che inizia la sera del giovedì e si conclude con la Veglia pasquale, ci fa entrare nel mistero di Cristo che adempie le promesse custodite nell’Antico Testamento; donando la sua vita sulla croce e risorgendo da morte dà vigore al presente e ci apre al futuro definitivo del nostro riposo in Dio. L’Eucaristia è il dono permanente della sua presenza e fonte e culmine del nostro essere Chiesa.
Nel lungo tempo pasquale, che si aprirà con l’annuncio prorompente “Cristo è risorto!”, la liturgia illuminerà il nostro vivere come persone e comunità rigenerate dalla Pasqua.
In ogni Eucaristia celebriamo il mistero pasquale ma nella Settimana Santa viene dispiegato e approfondito; non è tanto un esercizio della mente ma un’esperienza resa possibile dalla liturgia della Chiesa che, quando è ben preparata, celebrata e vissuta può veramente cambiare la vita e renderla nuova, “risorta”.
“Ci accompagna in questo itinerario la Vergine Santa, che ha seguito in silenzio il Figlio Gesù fino al Calvario, prendendo parte con grande pena al suo sacrificio, cooperando così al mistero della Redenzione e divenendo Madre di tutti i credenti (cfr. Gv 19,25-27). Insieme a Lei entreremo nel cenacolo, resteremo ai piedi della croce, veglieremo idealmente accanto al Cristo morto attendendo con speranza l’alba del giorno radioso della risurrezione” (Benedetto XVI).
Auguro a tutti di vivere i prossimi giorni come un dono di grazia che ci apre alla vita nuova nel Signore Risorto.
Vi benedico di cuore
+ Rocco Pennacchio
Arcivescovo Metropolita di Fermo
