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La funzione educativa della pena
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Il lavoro come strumento per riacquistare dignità e reinserirsi nella vita sociale. Se ne è parlato in un interessante seminario promosso da Caritas diocesana e Ufficio per la Pastorale del Lavoro

Venerdì 8 Novembre presso la sala Miti a Fermo per iniziativa di Caritas, della Casa di Reclusione di Fermo e degli Ambiti Territoriali  si è tenuto il Seminario circa “La Funzione Educativa della Pena” moderato dal giornalista  del TG3 Marche Vincenzo Varagona.

L’Arcivescovo di Fermo Rocco Pennacchio ha introdotto i lavori, riportando l’attenzione di tutti alle motivazioni cristiane per cui ogni persona è amata da Dio non tanto per quello che fa ma per quello che è, per la sua stessa identità di uomo che a nessuna pena è dato di cancellare. Sulla stessa linea, la Dottoressa Daniela Valentini, Direttrice del carcere,ha spiegato i Principi Costituzionali che impongono la umanizzazione della pena nel rispetto della dignità dell’uomo.

In seguito , dopo aver riconosciuto come il lavoro sia uno strumento attraverso il quale il detenuto può riconquistare la sua dignità, il dott. Nicola Arbusti (Area trattamentale del Carcere di Fermo) e Stefano Castagna, per Caritas e per la cooperativa il Tarassaco, hanno raccontato esperienze di lavoro promosse in carcere (orto in carcere), e le varie forme di messe a prova fuori dal carcere.

Nel Carcere si sono realizzati anche corsi per cuochi e parrucchieri, dando la possibilità a chi momentaneamente è fuori dalla società di costruirsi un futuro imparando una professione. Si stanno anche accompagnando alcuni detenuti, che hanno finito di scontare la pena, all’abitazione in un appartamento inserito in un condominio.

Molto interessante è stato anche il racconto dei progetti educativi realizzati nelle scuole dai detenuti e facendo entrare giovani studenti nelle Carceri.

Il Consulente del lavoro Stefano Crocetti ha illustrato per le aziende di ogni tipo, ma specialmente per le cooperative sociali, le possibilità di inserimento dei detenuti o  ex detenuti.

Resta per tutti una esigenza fondamentale su cui lavorare prossimamente, non solo nelle scuole ma anche nella società civile, per un cambio culturale che tenda a riscoprire qual è il ruolo delle comunità nella rieducazione e nel reinserimento di chi ha avuto esperienze di vita difficili e nel proporre esperienze positive di accettazione e cura delle persone. Tutto ciò non è facile, ma possibile se si formano delle reti di volontari e di professionalità (Psicologi, operatori culturali. Aziende, cooperative etc.)

Si è concluso con la speranza di costruire una società più etica a misura di ogni uomo, più aperta ai valori della condivisione e della solidarietà, pilastri fino ad ora della nostra società che si sono persi determinando la solitudine delle persone.

 

Per l’ufficio della Pastorale del Sociale e del lavoro

Anna Rossi

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