rosone

Riceviamo e pubblichiamo

Il recente convegno "Dio oggi, con Lui o senza di Lui cambia tutto"

il resoconto di una giovane fermana che ha avuto la possibilità di parteciparvi

Un'esperienza particolare: sentir parlare di Dio in molti e diversi linguaggi, in quell'ascolto attivo e coinvolgente che un tale argomento permette, e parlare di Dio, nei pochi momenti di pausa, in cui poter attivamente esprimere e narrare, questa volta nel proprio personale linguaggio, quell'unico e prezioso oggetto, o meglio Soggetto, per cui, poco meno di duemila persone, si sono ritrovate a Roma, nei giorni scorsi, in occasione del convegno su “Dio oggi, con Lui o senza di Lui cambia tutto”, svoltosi dal dieci al dodici Dicembre e promosso dal Comitato per il progetto culturale della CEI.

Un'esperienza di autentico dialogo tra diversi saperi e linguaggi, in riferimento ad un unica esperienza, quella di Dio, non entità astratta e generica, ma quel Dio personale ed eloquente, rivelatoci in pienezza dalla Parola fatta carne in Cristo Gesù, che in questa occasione ha parlato di Sé lasciandosi raccontare dall'uomo, nelle varie lingue che a lui ha donato come vie, più o meno razionali, per riconoscerlo e contemplarlo in tutto il suo mistero, conoscibile ma inafferrabile.

Teologia, filosofia, scienza, ma anche arte, musica, letteratura, hanno preso la parola, con il timbro di importanti personalità del mondo ecclesiale, culturale, accademico ed artistico, intervenute al convegno, per testimoniare, insieme, in un fecondo ed illuminante confronto, che veramente, tornare a parlare di Dio, in maniera autentica, ragionata e vissuta, fino all'estremo delle capacità umane, è la strategia culturale che, oggi, può provare a interrompere il silenzio e l'oscurità in cui l'uomo contemporaneo sembra versare, disorientato e annichilito, dimentico della propria dignità e identità di uomo, creato per la Verità, per l'Amore, per quell'Oltre che da solo non può darsi.

Occorre interrogarsi di nuovo “de questio Dei”, ridare spazio, tempo, e nome a Dio, alzare gli occhi e seguire quella stella che solca il cielo e che indica una via, un orientamento, come l'immagine scelta per il convegno lascia intendere, contro ogni ovvietà, indifferenza, o ignoranza riguardo a tale questione, scoprendo che parlare del mistero di Dio, è parlare del mistero dell'uomo, con le sue fragilità e limiti, ma anche con la sua infinità bellezza, e che tentare di esprimere quell'innato e inquieto desiderio, che sempre lo spinge al di là della superficie delle cose, è ciò di cui l'uomo ha veramente bisogno per essere pienamente se stesso.

Il cammino “narrante” verso la Verità che ci è stato proposto è stato aperto dal saluto iniziale del Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, che, in risposta alla lettera di Papa Benedetto XVI e al suo augurio di contribuire, nelle giornate del convegno, “a diradare quella penombra che rende precaria e timorosa per l'uomo del nostro tempo l'apertura verso Dio, sebbene egli non cessi mai di bussare alla nostra porta”, riferendosi ad Agostino, ha sottolineato “l'esigenza tipicamente umana e profondamente cristiana della ricerca della Verità”, e l'importanza che ha il comunicare “l'annuncio sconvolgente, intellettualmente sovversivo, vitalmente impegnativo, del messaggio cristiano, non solo informativo, ma “performativo”, “una comunicazione che produce e cambia la vita”, permettendo di coniugare l'amore con la verità. Ecco allora il primo passo di questo cammino alla scoperta di Dio secondo diverse prospettive e linguaggi, un primo passo teologico e filosofico, con i contributi del Cardinale Camillo Ruini, su “le vie di Dio nella ragione contemporanea”, un cammino metafisico “a posteriori”, secondo le vie dell'essere, del vero e del bene, a partire dall'esperienza, fino al fondamento primo in un Dio esistente, intelligente e volente, e del professore tedesco, dell'università di Monaco, Robert Spaemann, su “La ragionevolezza della fede in Dio”, un Dio potente e buono insieme, nascosto e irragionevole per chi non crede, ma “ragionevole” secondo la “dottrina cristiana della Trinità” e che si può tentare di dimostrare con un tentativo grammaticale “Nietsche-resistente”, pensando al futuro anteriore e alla modalità temporale che esso esprime, una eternizzazione del momento presente che richiede una “coscienza che custodisca tutto ciò che accade, una coscienza assoluta”, Dio.

Poi un secondo momento di questo primo passo, alla fine della prima sessione dei lavori, sul tema: “Dio, la vita e la vita umana”, una conversazione incentrata sul senso cristiano della vita, nell'epoca delle bio-tecnologie e del potere illimitato delle scienze, tra il Cardinale Caffarra, l'“aristotelista” Enrico Berti e il “romanista”, ossia docente di diritto romano, Aldo Schiavone, secondo la simpatica presentazione del giornalista, di recente “conversione”, Giuliano Ferrara, il quale, ha dichiarato di non trovare “testi migliori di quelli del magistero della chiesa sulla questione del trattamento o del maltrattamento della vita umana”.

Un secondo passo, nella giornata di venerdì, alla scoperta del Dio della cultura e della bellezza, accompagnati dal Cardinale Angelo Scola, dal filosofo Roger Scruton che ha presentato la bellezza “come il volto dell'amore che splende nella desolazione”, che è esperienza di gratuità e di dono, di armonia e di unità, di cui l'uomo ha bisogno per sentirsi vivo, per sentirsi a casa dovunque, e che gli ricorda anche di quella costituitiva mancanza di qualcosa che non può essere colmata dalle cose materiali, e, nella seconda parte della mattinata, dal direttore dei musei vaticani, Antonio Paolucci, e da Mons. Gianfranco Ravasi, secondo cui “oltre che nell'uomo, immagine divina, è nella Parola che si esprimeva il volto del Dio biblico”, nel Figlio unigenito, la cui “missione è quella di narrare il Padre”, in tutta la sua umanità e divinità, nel volto sofferente della passione, e in quello glorioso della risurrezione.

Nella terza sessione dei lavori, come terzo passo del nostro cammino, è stato affrontato l'argomento “Dio e le religioni”, attraverso l'intervento del filosofo francese Remì Brague, su “Dio e le religioni”, docente alla Sorbona, secondo cui l'etica del cristianesimo, “non pretende di dare una nuova definizione del bene e del male”, una nuova proposta di comportamento costruita dall'uomo religioso, ma che “la sua etica non è altro che l'etica che consente la sopravvivenza dell'umanità, vale a dire: la sopravvivenza della specie umana e la permanenza di ciò che rende l'uomo realmente umano”, l'unica in grado di contrastare il grande “problema della nostra epoca: l'emergere di una nuova religione inconsapevole, quella del soggetto individuale o collettivo”; posizione, questa, affiancata dal filosofo italiano Massimo Cacciari, il quale ha messo in luce la particolarità e unicità del monoteismo cristiano, l'unico nel quale “Dio è un Assoluto in relazione che si assolve da ogni assolutezza, che si rivela, che fa esodo da sé e fa fare esodo al suo popolo in quanto è esodo in sé”, un Dio che è esodo fino alla fine, “fino alla chenosi e alla morte di sé”, proponendo come strategia contro la forma di ateismo dilagante dei nostri giorni, lontano da quelle forme interne e fraterne al monoteismo stesso, che dichiarano la morte di Dio, per cercare un altro Dio, ma un monoteismo pratico, “che fa di Dio un nulla o una parola rassicurante, che rifiuta l'esodo, di pensare la morte nella finitezza, di conoscerla e di rinascere con essa ad ogni istante”, la strategia di “una fede e una ragione non negligenti” e la collaborazione tra i monoteismi.

Sempre nella terza sessione, è stata percorsa la via della storia e della politica con il giornalista e storico Ernesto Galli della Loggia, il filosofo Salvatore Natoli, sostenitore della specificità della caritas cristiana, come risposta più adeguata in questo momento di confusione spirituale e di “sincretismi religiosi”, entrambi mediati dagli interventi di Mons. Bruno Forte il quale ha iniziato la discussione presentando la grande novità del cristianesimo, “l'invenzione cristiana della persona, generata dall'incontro tra il Dio di Gerusalemme, il Dio della storia, e la politica di tradizione ateniese”.

Ultimo passo attraverso le vie della scienza astromonica e fisica, grazie ai contributi del professor Martin Nowak, dell'università di Harvard, l'astronomo George Coyne e il fiolosofo Van Inwagen. Interessante la teoria dell'evoluzione e della cooperazione, del professor Nowak, secondo cinque livelli progressivi di cooperazione e reciprocità, che presenta come ultimo grado di complessità, necessaria per la selezione ed evoluzione dell'universo e della vita nell'universo, la reciprocità del “gruppo selezionato”, in cui l'altruismo e la gratuità possono essere espressi al massimo livello, permettendo di raggiungere un livello superiore di complessità ed evoluzione, sia in un'ottica microscopica, che macroscopica; uno stile di vita cristiano, fino alla morte di sé per amore, inscritto nella vita stessa dell'universo, che lascia intravedere come quel Logos divino sia veramente il principio, la ragione, la Parola che parla di Dio in tutto l'universo.

Molto riusciti gli “eventi in contemporanea”, diversi percorsi tra cinema e televisione, musica, letteratura, svoltisi contemporaneamente, e per questo da scegliere in base alle proprie curiosità ed interessi. Lo spazio dedicato a “Dio nel cinema e nella televisione” e “Dio nella musica ieri e oggi” hanno ottenuta molta partecipazione, suscitando profondo coinvolgimento e partecipazione. Nel primo spazio, introdotto dalla filosofa Paola Ricci Sindoni, il cinema di Rossellini, con la proiezione di un frammento di “Stromboli”, commentato da Adriano Aprà, e di una scena del film “21 Grammi” del regista Alejandro Gonzales Inarritu, hanno condotto il pubblico, attraverso il linguaggio delle emozioni, verso la dimensione trascendente, che interpella l'uomo in ogni momento, soprattutto quando il dolore e la tragedia rendono l'uomo un nulla.

Lo spazio musicale, invece, ci ha condotti, attraverso il linguaggio delle note, che “non ha un significato ma un senso”, in un ascolto meditato, guidato da due esperti, Pier Paolo Bellini, musicista e musicologo, sulle note di Schubert, esprimenti il suo cammino esistenziale travagliato, “di Wanderer alla ricerca della terra perduta”, e mons. Pierangelo Sequeri, musicista e teologo, che ha guidato l'ascolto di brani di Messiaen, Respighi, Busoni in una sua trascrizione di Bach, e Rachmaninov. Piacevole sorpresa, ascoltare tra le eccellenti esecuzioni dei musicisti che hanno suonato dal vivo, quella del pianista di fama internazionale Paolo Vergari, originario di Porto Sant'Elpidio, che insieme alla pianista Chiara Bertoglio, ha concluso l'evento dedicato alla musica con una esecuzione a quattro mani del brano Paques, di Rachmaninov, lasciando il pubblico estasiato.

Questo l'intenso percorso culturale, attraverso i diversi linguaggi con cui dire “Dio oggi”, che in sole due giornate effettive di lavoro, ha condotto i partecipanti alla ri-scoperta della “questione di Dio” e dell'importanza della ricerca della Verità e della sua testimonianza in campo culturale per l'uomo contemporaneo.

Nella chiusura del convegno Mons. Rino Fisichella ha paragonato la situazione odierna a quella di Atene ai tempi dell'apostolato di Paolo. È tempo, oggi, come nel primo secolo cristiano di risvegliare il vero senso religioso, annunciando il Vero Dio, dandogli il giusto nome, e testimoniare il nostro incontro con Lui, con la vita e con la ragione, tentando di rispondere a quei quesiti esistenziali ed intellettuali, nella comunione delle forze e dei saperi, che “ non sono facilmente risolvibili rimanendo all'interno di una sola scienza. Mai come in casi simili si sente forte l'esigenza di una azione interdisciplinare che si faccia forte delle diverse competenze per raggiungere una visione d'insieme in grado di giungere a una risposta carica di senso”. Ai giovani soprattutto la speranza e la responsabilità di portare avanti questa rivoluzione culturale cristiana già in atto, a suon di parole, mosse dalla Carità e dalla Verità, perché veramente con Dio o senza Dio, oggi e sempre “tutto cambia”.

 

Maria Benedetta

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