rosone

Riceviamo e pubblichiamo

Impressioni e riflessioni dall'Etiopia

testimonianza di Don Pietro Orazi

Siamo un piccolo gruppo: 2 cappuccini: p. Gianfranco (alias frate Mago) e p. Giuseppe, 2 signori di Pesaro: Emilio e Vincenzo, Pancrazio di Servigliano ed io. Andiamo a visitare le missioni della provincia dei Cappuccini delle Marche in Etiopia. Dall’aeroporto di Addis Abeba, dove p. Angelo Antolini ci accoglie, ci dirigiamo subito verso la missione di Kofale. Lungo il percorso ci fermiamo a Meki, dove incontriamo il vescovo; ha una diocesi grande quasi 1/3 dell’Italia con pochissimi preti e vaste zone dove il nome di Gesù Cristo non è mai giunto. L’incontro è molto cordiale, egli sottolinea che chi ha ricevuto molto, deve dare molto; attende quindi collaborazione dalla Chiesa italiana. Attende aiuti per p. Angelo che deve muoversi in un territorio vastissimo. Raggiungiamo la missione di Kofale, dove opera p. Angelo con altri 2 confratelli. La cittadina di circa 20.000 abitanti è nel territorio dell’etnia Oromo, che è quasi interamente di religione islamica; la comunità cattolica è costituita da circa 60 persone. La missione ha un asilo con 150 bambini ed una scuola con 350 studenti, provenienti evidentemente da famiglie in gran parte mussulmane. Si sperimenta una missione fatta soprattutto di presenza, di testimonianza, di promozione umana. Domenica 31 gennaio partiamo all’alba per celebrare l’Eucaristia nelle piccole comunità cattoliche di Dodola e Adaba e la liturgia della Parola nella comunità in formazione di Kokosa. Torniamo al tramonto dopo tante ore di macchina su strade sconnesse e polverose, ma lieti della domenica missionaria vissuta. Chiedo a p. Angelo se valga la pena di fare tanti chilometri per raggiungere piccole comunità; la risposta è chiara:”sì, perché qui sta nascendo il corpo di Cristo”.

Dopo 4 giorni di permanenza a Kofale raggiungo la missione dei cappuccini a Soddo. Siamo nel Wolaita; i cappuccini vi sono presenti da più di 30 anni; vi sono comunità cristiane fiorenti, grandi e belle opere; ho la possibilità di visitare la scuola di arti e mestieri: falegnami, fabbri, elettricisti, meccanici, informatica; la scuola femminile ( una scuola rivoluzionaria in un ambiente dove le bambine sono le “servette”); l’ospedale e l’asilo di Dubbo ed altre opere di carattere sociale. Ci concediamo anche qualche parentesi turistica: la visita alle cascate di Adjoura e una escursione in barca al lago Chamo in mezzo a numerosissime colonie di pellicani, ma anche vicini a minacciosi coccodrilli e ad imponenti ippopotami, che ogni tanto affiorano dalle acque.

Sabato 6 febbraio la fraternità cappuccina celebra il 25° di sacerdozio di 2 cappuccini etiopi e di p. Giuseppe: grande concelebrazione con 2 vescovi e 60 sacerdoti tra diocesani e religiosi e grande agape fraterna per circa 600 persone. La missione dei Cappuccini delle Marche ha prodotto frutti abbondanti di vocazioni locali.

Ho visto una Chiesa vivace e che testimonia il Vangelo, anche se i cattolici in Etiopia sono una esigua minoranza (0,9%).

Ho visto lo zelo e la dedizione di missionari, anche non più giovani, che fanno ore di macchina per raggiungere comunità e non far loro mancare il nutrimento della Parola di Dio e dell’Eucaristia.

Ho visto volontari, giovani e non più giovani, che dedicano ogni anno mesi, mettendo le loro competenze a servizio della missione.

Ho visto tanta povertà e tante necessità, ma anche tante opere sociali curate dalle missioni e da organizzazioni umanitarie.

Ho visto che è possibile fare tanto anche con poco (la moneta locale: il Birr vale circa 1/18 di € e 2 parrocchie della nostra Diocesi sostengono un asilo di 150 bambini; parrocchie e privati sostengono il programma dei cappuccini di assistenza agli orfani).

In molte occasioni mi è venuto spontaneo pensare a nostre comunità cristiane, che appaiono stanche e demotivate. Noi siamo “sazi” e non abbiamo “fame” di Dio; a fatica riusciamo a trasmettere il Vangelo alle nuove generazioni; è debole la dimensione missionaria; sembriamo piuttosto “in difesa”. Penso che esperienze missionarie e contatti frequenti con le missioni possano soltanto far bene alla nostra Chiesa locale.

Il mio ringraziamento ai Cappuccini delle Marche per avermi fatto compiere questa interessante esperienza. Il ringraziamento anche alla associazione Aloe per la sua attività e per avermi “spinto” a questo viaggio. L’auspicio che la missionarietà della nostra Chiesa non si affievolisca; non so se e quando sarà possibile inviare sacerdoti “fidei donum” in Etiopia (secondo la richiesta del vescovo di Meki) o altrove, ma certo è necessario tener vivo lo zelo per l’evangelizzazione e ricordare che il comando di Gesù “andate in tutto il mondo” è dato a tutta la Chiesa.

 

 

Don Pietro Orazi

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