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Carissimi amici della nostra terra fermana...
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L'Arcivescovo Rocco, nel rivolgersi ai turisti e agli operatori del settore, invita tutti a riscoprire, nel tempo del distanziamento fisico, l'importanza e il valore dell'incontro, che va vissuto con sentimenti autentici di prossimità

Prot. N.  291/2020

 

Carissimi amici della nostra terra fermana,

 

il vostro arrivo tra noi rappresenta una gioia e un dono che desideriamo ricambiare con la massima cordialità e con l’accoglienza piena di disponibilità e generosità tipica della nostra gente.

 

In questo periodo molto particolare della storia umana, il tempo del riposo, della vacanza, delle ferie e del viaggio rappresenta un dono prezioso per ogni persona. Mi piace pensare che questo dono sia racchiuso in uno scrigno fatto di incontro e conoscenza reciproca capace di generare una nuova visione per l’umanità intera in cui il senso di fraternità sia un tesoro concreto da scoprire insieme e condividere.

 

Negli ultimi tempi abbiamo spesso sentito parlare in tanti modi di solidarietà e partecipazione, coinvolgimento e aiuto reciproco. Nei tempi difficili si accentuano ed enfatizzano le cose di cui abbiamo maggiore necessità e di cui sentiamo la mancanza. Tuttavia esse non si attivano a comando, premendo un bottone. Hanno bisogno di essere pensate, progettate, costruite e custodite proprio in quei momenti in cui sembrerebbero meno necessarie ed incalzanti.

 

È un po’ quello che accade nel tempo delle ferie; un tempo che trascorre con una misura diversa da quella dell’orologio, che può essere più veloce o più lento secondo il flusso della gioia e della serenità che scaturiscono dalle libere e spontanee esperienze del momento.

 

Ma soprattutto è un tempo che fa vivere il senso di pienezza del presente. Infatti, nella ordinaria routine quotidiana il presente è solo quel fugace frangente tra la fatica del passato e la preoccupazione del futuro.

 

È proprio in questo presente che possiamo avere la possibilità di preparare il nostro corpo, la nostra anima e il nostro spirito a farsi carico e a godere nello stesso tempo delle opere a cui siamo chiamati quotidianamente.

 

Al centro di questo tempo ci sia allora il desiderio, l’attenzione e la tensione verso ogni esperienza di incontro autentico tra persone che sanno apprezzarsi reciprocamente anche nelle diversità e nei limiti che appartengono al carattere di ciascuno. Questo a partire dalle sfere più vicine, fatte da famiglia e amici, fino a quelle più casuali e lontane, determinate da esperienze occasionali ma non meno ricche di umanità (pensiamo agli occasionali incontri nello scompartimento di un treno o alle quattro chiacchiere in libertà con qualche sconosciuto incontrato per caso durante la colazione al bar).

 

Quel distanziamento fisico (non sociale!) a cui abbiamo dovuto adeguarci sia dunque l’occasione per scoprire una giusta misura della “prossimità”. Un farsi prossimo che non è troppo vicino da essere invadente, né troppo lontano da essere indifferente ma che tiene alla giusta misura la dignità e l’apprezzamento reciproci attraverso l’equilibrata visione delle relazioni umane.

 

In questo tempo che avremo l’occasione di condividere, vi invito ad incontrare le persone e le comunità delle nostre città, dei nostri paesi e dei nostri borghi di questa terra fermana; esse sapranno interpretare con questo spirito di “prossimità” l’esperienza dell’incontro.

 

Benedico voi tutti e per l’intercessione della Vergine Assunta in Cielo, patrona della nostra Arcidiocesi, discenda su di voi e sulle vostre famiglie la benedizione di Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

 

 

Fermo, 14 giugno 2020

Solennità del Corpus Domini

 

+ Rocco Pennacchio

Arcivescovo Metropolita di Fermo

Scarica il messaggio ai turisti in formato pdf

 

 

 

AGLI OPERATORI NEL SETTORE TURISTICO

 

Agli Imprenditori

Alle Maestranze

Agli Amministratori pubblici competenti

Agli Addetti negli Uffici pubblici preposti

Alle Associazioni di categoria

Prot. N.  290/2020

 

Carissimi,

 

        in questo tempo così complesso e inedito rivolgo un saluto e un augurio per la stagione estiva a voi quotidianamente impegnati con premura a preparare l’accoglienza degli ospiti che visiteranno e soggiorneranno nella nostra terra.

 

            Anche nella vita ecclesiale stiamo vivendo tantissime esperienze e urgenze simili: dalla riapertura ai fedeli dei luoghi di culto, alla ripartenza delle attività pastorali, gli accorgimenti per garantire la sicurezza e per offrire la migliore proposta di accoglienza possibile ci accomunano nella responsabilità e nella creatività necessarie alle nostre finalità accomunate dal bene della persona umana che è al centro delle nostre intenzioni ed azioni.

 

            Proprio per questo motivo sentiamo la stessa fatica e preoccupazione nello svolgere al meglio il nostro compito. Sentiamo fortemente l’importanza del rispetto delle regole e della ricerca del buon senso e della prudenza in ogni azione. Armonizzare protocolli e linee guida che vanno necessariamente a dare indicazioni per tutti (o per tanti) con le necessità dei luoghi concreti e delle reali situazioni, richiede un forte investimento sulla formazione delle persone, sulla competenza e sulla responsabilità, sulla capacità di trovare soluzioni e proposte innovative ed efficaci. È una grande sfida che, innanzitutto, richiede un gioco di squadra tra tutte le componenti e tutti i ruoli in campo.

 

            In questo frangente farà la differenza chi saprà mettersi in gioco nella collaborazione e nella condivisione, chi saprà costruire ponti di dialogo e chi saprà resistere alla continua tentazione individualista di camminare per proprio conto con fughe in avanti che aumentano i rischi di rimanere tagliati fuori. Nessuno infatti si salva da solo, nella fede e tantomeno nella vita.

 

            Anche per questo motivo rivolgo un pensiero di profonda vicinanza e prego il Signore per coloro che sono stati toccati personalmente nella famiglia e negli affetti, dalla sofferenza, dalla malattia e dal lutto in questo periodo. La sensazione di abbandono, di disperazione, di annullamento e di impotenza che ha attraversato le nostre esistenze trova proprio nel grande sentimento di fraternità umana un lenitivo e un efficace ricostituente. Sarà necessario saper riconoscere e tenere attiva questa prossimità nelle tante manifestazioni di solidarietà fattiva, il più delle volte discreta e nascosta, che le nostre relazioni umane autentiche esprimono da sempre e che hanno permesso di superare ogni momento di crisi con uno spirito rinnovato e più consapevole della grande necessità di valorizzare la dignità di ciascuno.

 

Un ultimo pensiero va ai giovani. Sappiate fare tesoro dell’esperienza, seppur limitata e imperfetta, delle generazioni che vi precedono, per essere dei veri innovatori a partire da solide fondamenta. Questo richiede una nuova e originale visione dei rapporti personali fondata sul rispetto reciproco e sulla fiducia che possa costruire un nuovo linguaggio comunicativo. Un linguaggio condiviso e accessibile, non omologato e non strumentalizzato, appassionato ed altruista, sarà in grado di inaugurare una nuova convivenza in cui gli “altri” saranno il maggior capitale e la miglior eredità. La cosiddetta “industria dell’accoglienza” sarà allora interpretata pienamente dall’industriosità generosa dei figli di questa meravigliosa terra.

 

            Insieme a tutta la chiesa fermana condivido con voi queste attenzioni, queste speranze e questi propositi per rendere sempre grazie del dono dell’incontro.

 

                  Vi affido alla cura accogliente di Maria Assunta in Cielo, Patrona della nostra Arcidiocesi; per Sua intercessione scenda su di voi e sulle vostre famiglie la benedizione di Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

 

 

 

Fermo, 14 giugno 2020

Solennità del Corpus Domini

                       

+ Rocco Pennacchio

Arcivescovo Metropolita di Fermo

Scarica il messaggio agli operatori in formato pdf

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