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Con l’orecchio nel cuore: servitori dell’ascolto nella sinfonia della comunicazione
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Don Andrea Verdecchia, Direttore dell'Ufficio diocesano Comunicazioni Sociali, commenta il messaggio di Papa Francesco per la LVI Giornata Mondiale

Se l’invito dello scorso anno era di “andare e vedere”, il tema scelto da papa Francesco per la 56° Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali è “ascoltare con il cuore!”. «Proseguendo in questa linea – scrive papa Francesco – desidero ora porre l’attenzione su un altro verbo, “ascoltare”, decisivo nella grammatica della comunicazione e condizione di un autentico dialogo». Da una parte la riflessione sembra essere il seguito di un discorso già avviato – andare, vedere e ascoltare – dall’altra rappresenta un vero e proprio tuffo dentro la sorgente della dinamica comunicativa. Non esiste comunicazione senza ascolto. Non basta ‘andare’ e ‘vedere’: è urgente ri-tornare ad ascoltare, e a farlo con il ‘cuore’ sottolinea con forza Francesco.

Ogni relazione nasce dall’ascolto: la fede è dinamica di acolto. Esso, l’ascolto, dice il papa, è lo stile ‘umile’ di Dio. L’ascolto «è quell’azione – afferma il papa – che permette a Dio di rivelarsi come Colui che, parlando, crea l’uomo a sua immagine, e ascoltando lo riconosce come proprio interlocutore. Dio ama l’uomo: per questo gli rivolge la Parola, per questo “tende l’orecchio” per ascoltarlo.» Da queste consistenti premesse lo sguardo di Francesco si posa sulle fragilità e sulle potenzialità del nostro modo di comunicare. Il papa invita a fare nostra nuovamente la logica dell’ascolto. Essa infatti, a volte diluita nel flusso delle informazioni, altre volte dissipata nel chiacchiericcio o nella smania del pettegolezzo, corre il rischio di essere messa in secondo piano rispetto alle stringenti logiche comunicative dei mass media e dei social media. Se è vero, prosegue il papa, che «tutti abbiamo le orecchie» è anche vero che «tante volte anche chi ha un udito perfetto non riesce ad ascoltare l’altro. C’è infatti una sordità interiore, peggiore di quella fisica. L’ascolto, infatti, non riguarda solo il senso dell’udito, ma tutta la persona».  

Dove risiede, si domanda il pontefice, la sede dell’ascolto ‘vero’ e ‘autentico’, dell’ascolto del ‘cuore’? Il papa trova nella Sacra Scrittura, dentro la supplica del giovane Re Salomone, la risposta a tale interrogativo: «Il re Salomone, pur giovanissimo, si dimostrò saggio perché domandò al Signore di concedergli «un cuore che ascolta» (1 Re 3,9). E Sant’Agostino invitava ad ascoltare con il cuore (corde audire), ad accogliere le parole non esteriormente nelle orecchie, ma spiritualmente nei cuori: «Non abbiate il cuore nelle orecchie, ma le orecchie nel cuore». Siamo spinti a ripartire dall’ascolto del cuore: ascolto di sé e poi dell’altro. Papa Francesco fa sua la stessa esortazione di Gesù ai suoi discepoli «fate attenzione dunque a come ascoltate» (Lc 8,18). Dalla qualità dell’ascolto dipendono la ‘bontà’ e la ‘bellezza’ della comunicazione. Di qui si apre una sorta di disamina dei rischi e della fragilità di una comunicazione debole nell’ascolto. Papa Francesco ne individua alcuni: il parlarsi addosso, trasformare il dialogo in un monologo, un’informazione superficiale, vivere di pregiudizi, la ricerca dell’audience e del consenso. Forte è l’attualizzazione e il richiamo a una comunicazione vera nel tempo della pandemia, quando si è fatta ancora più forte la tentazione di alzare muri, di trasformare il dialogo in ‘duologo’ (A. Kaplan), di chiudere l’orecchio, generando aggressività e violenza. «Il Signore – sottolinea Francesco – chiama esplicitamente l’uomo a un’alleanza d’amore, affinché egli possa diventare pienamente ciò che è: immagine e somiglianza di Dio nella sua capacità di ascoltare, di accogliere, di dare spazio all’altro. L’ascolto, in fondo, è una dimensione dell’amore».

Ci si potrebbe chiedere: dentro tale foresta di insidie e debolezze comunicative, come ritornare alla sorgente dell’ascolto? Citando il cardinale Agostino Casaroli, il papa ricorda e propone il ‘martirio della pazienza’, come «necessario per ascoltare e farsi ascoltare nelle trattative con gli interlocutori più difficili, al fine di ottenere il maggior bene possibile in condizioni di limitazione della libertà. Ma anche in situazioni meno difficili, l’ascolto richiede sempre la virtù della pazienza, insieme alla capacità di lasciarsi sorprendere dalla verità, fosse pure solo un frammento di verità, nella persona che stiamo ascoltando».

Il messaggio del pontefice si allarga all’orizzonte educativo in generale, e a tutti quelli che ne sono protagonisti. Non solo dunque una rilfessione per gli ‘addetti’ del mestiere – giornalisti e operatori della comunicazione – ma genitori, docenti, educatori: chiunque si trovi a svolgere un ruolo formativo verso le nuove generazioni, è interpellato dal papa a praticare quello che lui chiama ‘l’apostolato dell’ascolto’. Dall’Apostolo Giacomo, Francesco attinge l’invito a sapersi acoltare soprattutto dentro la comunità ecclesiale: «Ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare», donando tempo e attenzione alle persone come primo gesto di carità. Un’atteggiamento di ascolto – quello indicato dal pontefice – nutrito di pazienza e silenzio, capace di avere le sue ricadute nell’esperienza pastorale, inteso come un vero e proprio ‘servizio’ ai fratelli (D. Bonhoeffer).  

Sulle orme di questo itineriario, alla riscoperta e al recupero dell’ascolto, si inserisce – ci ricorda il pontefice – lo stesso cammino sinodale intrapreso dalla Chiesa. Il papa invita, a conclusione del messaggio, a pregare «perché sia una grande occasione di ascolto reciproco. La comunione, infatti, non è il risultato di strategie e programmi, ma si edifica nell’ascolto reciproco tra fratelli e sorelle. Come in un coro, l’unità non richiede l’uniformità, la monotonia, ma la pluralità e varietà delle voci, la polifonia. Nella consapevolezza –  prosegue Francesco – di partecipare a una comunione che ci precede e ci include, possiamo riscoprire una Chiesa sinfonica, nella quale ognuno è in grado di cantare con la propria voce, accogliendo come dono quelle degli altri, per manifestare l’armonia dell’insieme che lo Spirito Santo compone».

Don Andrea Verdecchia

Direttore Ufficio diocesano Comunicazioni Sociali

 

Link al messaggio di Papa Francesco per la LVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

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